Lanuvio: Maggioranza ed opposizione continuano ad attaccarsi dalle rispettive bacheche. Volano ricatti ed accuse sul revisore dei conti: ma le proposte politiche dove sono?
Sembrava un punto all’ordine del giorno della seduta di consiglio del 4 settembre simile a molti altri, quella sulla nomina del revisore dei conti. Nelle due settimane successive, invece, ha alimentato una polemica che ha riempito le bacheche e la bocca di chi si interessa (in varia misura) della politica cittadina.
L’ultimo consiglio comunale, dove ancora una volta risultava assente Aurelio Gozzi, ha avuto come ideale filo conduttore i conti con il passato. I conti con il passato della scorsa amministrazione, che dopo alcune interrogazioni su temi che ben conoscono (la questione arsenico ed i problemi del parco fotovoltaico di via Piastrarelle) si sono sentiti rispondere dal capogruppo Volpi che le loro responsabilità sono forti in merito, dato che “non siamo né su Marte né sulla Luna”; i conti sul passato del sindaco Leoni che, durante l’approvazione del protocollo di collaborazione Lanuvio-Aprilia per una pattuglia di Polizia Locale unificata, a sua precisa domanda si è sentito rispondere dalla comandante Velletrani che il bando regionale per la cooperazione intercomunale cui si sta concorrendo è emanato da diversi anni dalla Regione Lazio, ma è la prima volta che Lanuvio vi concorre; i conti con il passato di alcuni membri dell’Amministrazione, che durante la votazione del nuovo Revisore dei Conti (scelto dal Sindaco in persona) hanno dovuto difendersi dall’accusa di conflitto d’interessi, visto che il prescelto, Massimo Petruzzi, è il dottore commercialista che lavora nello studio dell’Assessore al Bilancio Aleardo Semprucci.
Sembrava finita alla chiusura della seduta, ma nei giorni successivi la questione del revisore si è spostata dai banchi consiliari alle bacheche dei partiti. Tutto è iniziato con un manifesto denuncia firmato dall’intero gruppo consiliare “Insieme per Lanuvio”, che rendeva pubblico quanto già detto durante la seduta e denunciava la vicinanza eccessiva tra controllore e controllato. Manifesto seguito da una risposta più articolata da parte del PD, corredata da una foto della targa dello studio di Petruzzi e Semprucci.
La risposta da parte di Lanuvio per la Democrazia non è stata leggera: dopo aver dato conto dell’avvenuta rinuncia da parte di Petruzzi alla carica, un dazebao respingeva le accuse al mittente, puntando il dito su altri presunti casi di promozioni indebite a carico delle passate amministrazioni di centrosinistra, concentrandosi nello specifico sulla promozione a caposettore di Rossana Varesi. Promozione incriminata in quanto la dipendente comunale era ed è tuttora moglie dell’ex sindaco Rossano De Santis. Ai toni bellicosi di questo comunicato si aggiungeva una specifica minaccia: se la dipendente non si fosse dimessa dall’incarico di caposettore, avrebbe pensato l’attuale amministrazione a rimuoverla. Ha avuto gioco facile il PD nel controbattere sottolineando i modi di stampo fascista che trasparivano dal manifesto.
Il dazebao di minacce è però risultato eccessivo anche per una parte della maggioranza. Ne è testimone il fatto che al ritorno di alcuni esponenti della giunta da una missione a Centuripe, il manifesto è stato sostituito frettolosamente con un altro aperto da un elegante motto genzanese, un disegno di Pinocchio e uno sbrigativo invito a non “buttarla in caciara” (citazione letterale dal manifesto), non citando affatto la non tanto velata minaccia del precedente.
Cosa rimane di tutta questa storia? A nostro avviso, il semplice fatto che in questa guerra di manifesti è rimasta indietro la politica. In quattro mesi di amministrazione, oltre all’aumento delle tasse comunali ed alla chiusura di alcuni spazi pubblici e ricreativi, non abbiamo sentito proposte costruttive e concrete sul futuro di Lanuvio. Non è dato sapere, ad esempio, quale sia la posizione dell’amministrazione sulla imminente costituzione dell’area metropolitana romana, e contro il quale si è già schierato qualche comune vicino come Velletri (che piuttosto preferirebbe trasferirsi sotto la provincia Frosinone-Latina). Tutto tace anche sulle questioni urbanistiche, sui servizi alla persona, su tutte quelle scelte di prospettiva che delineeranno il futuro del comune. E non è d’aiuto l’opposizione consiliare, che seduta dopo seduta si limita a presentare emendamenti marginali o inefficaci.
Quanto dovremo ancora aspettare, quindi, che maggioranza ed opposizione smettano di farsi la guerra di cartapesta sulle bacheche ed inizino a pensare in prospettiva al futuro concreto di Lanuvio?
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