Controinformazione dai comuni di:
Frascati, Grottaferrata, Marino, Castelgandolfo, Albano, Ariccia, Genzano, Lanuvio, Nemi, Velletri, Monteporzio Catone, Montecompatri, Rocca di Papa, Rocca Priora.

venerdì 30 novembre 2012

Pediatria a Marino,la partita è ancora aperta

Non possiamo condividere la soddisfazione della Giunta Comunale di Marino, dell'assessore Pisani e del Sindaco Palozzi sull'evoluzione della situazione del nostro nosocomio. Se il trasferimento del pediatra da Velletri, come afferma lo stesso Pisani, è temporaneo non possiamo considerare questa situazione come conclusa. La temporaneità di una soluzione rischia solo di nascondere le problematiche reali, che riemergeranno sicuramente di qui a qualche mese almeno che non ci si muova per utilizzare questo tempo per operare realmente al miglioramento della situazione del nostro ospedale. La lettera congiunta scritta per il commissario Bondi non deve essere letta, come traspare dalle dichiarazioni del sindaco, come una sua illuminata apertura al dialogo ma come una silente conferma, da parte sua, dell'incapacità di rispettare quelle promesse fatte durante le scorse elezioni e di gestire in maniera monopolistica gli interessi della cittadinanza. Il partito della Rifondazione Comunista di Marino non considera chiusa la partita per l'Ospedale e nei prossimi mesi continueremo la nostra azione di tutela per il diritto alla sanità pubblica dei cittadini: a tal ragione ricordiamo al Sindaco Palozzi e all'assessore Pisani che la richiesta a Bondi non deve restare una lettera morta, un atto fatto e subito accantonato ma un primo passaggio per continuare un discorso, da estendere anche con il nuovo commissario della ASL RM H Mucciaccio a livello locale e regionale, di rifondazione della sanità nel nostro territorio.

mercoledì 28 novembre 2012

Mille firme per le primarie dei lavoratori.


Domenica 25 le primarie dei lavoratori hanno fruttato la raccolta di oltre 1000 firme per la campagna referendaria su articolo 18, art. 8 e cancellazione della riforma Fornero sulle pensioni.
I banchetti per i referendum sono stati presenti nelle piazze di Ariccia, Albano, Nettuno, Anzio Labico e di tanti altri paesi dei Castelli Romani e della Litoranea.
C'è stata dunque una partecipazione popolare che difficilmente potrà essere conosciuta attraverso la lettura del giornale, una partecipazione che nessuna televisione ha sentito la necessità di far conoscere e raccontare. Daltra parte in un Paese governato direttamente da emanazioni dei poteri forti con il beneplacido del PdL, dell'Udc e del Partito Democratico i diritti dei lavoratori non fanno più notizia se non, troppo tardi, quando nelle aziende si profila l'ecatombe dei licenziamenti.
Ci hanno detto che per far uscire dalla crisi il nostro Paese era necessario eliminare i lacci del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. Ci hanno detto che per salvare l'Italia era necessario ridimensionare le tutele dei lavoratori e prolungare la loro vita attiva. Monti ci dice che la medicina è stata amara ma oggi stiamo meglio. Tuttavia dopo questa cura miracolosa scopriamo che la disoccupazione che un'anno fa era all'8,5% oggi è al 10,8%. L'inflazione era al 2,5% ora è al 3,6% . I consumi che erano +0.1% ora sono – 3,2%. E' giunto il momento di fermare questi “successi”. Noi crediamo che per salvare l'Italia sia necessario ripartire dal lavoro e dai diritti. Per questo motivo abbiamo messo in campo i referendum sui temi che i lavoratori ritengono primari.
La sfida per raggiungere il quorum necessario a rendere validi i referendum, nel silenzio assordante di gran parte dell'informazione, non è facile, ma la mobilitazione dei circoli del Partito della Rifondazione Comunista continuerà anche nei prossimi giorni.
Sul sito http://referendumlavoro.blogspot.it/ è possibile vedere dove e quando poter firmare nei comuni del territorio dei Castelli Romani, dei monti Prenestini e della Litoranea.
I referendum sono una parte importante di una politica che si oppone al neoliberismo di Monti. L'alternativa politica a Monti non potrà venire dal PD che lo ha sostenuto, ma solo dalle lavoratrici e dai lavoratori che si riappropriano del diritto di partecipare direttamente alle scelte politiche che li riguardano.
Marco Bizzoni
Segreteria PRC “Castelli, Colleferro, Litoranea”
prccastelli@hotmail.it
http://prccastelli.blogspot.it

giovedì 22 novembre 2012

Prc Castelli, in piazza per le questioni PRIMARIE dei lavoratori.


Il 25 novembre il Partito della Rifondazione Comunista dei Castelli Romani, dei monti Prenestini e della litoranea sarà impegnato nel far esprimere i lavoratori sulle questioni PRIMARIE che attengono alla loro vita.
Nelle piazze di Labico, Albano, Genzano, Marino, Anzio, Nettuno e di molti altri comuni prosegue la campagna referendaria di raccolta firme per il ripristino dell'art. 18 e per l'abrogazione dell'art. 8 dell'ultima legge di stabilità del governo Berlusconi, che consente di derogare al contratto nazionale di lavoro. Continua inoltre la raccolta di firme per la cancellazione della riforma Fornero sulle pensioni.
Ci dicono quotidianamente che la medicina è amara ma bisogna prenderla. Ci dicono che senza Monti saremmo caduti nel precipizio. Ci dicono che tutto quello che è stato fatto era necessario per restare in Europa. Quello che non dicono, i grandi produttori di informazione, è che nell'ultimo anno le riforme pensionistiche hanno portato l'età di accesso alla pensione a 70 anni, con una redditività pari al 40% di quelle attuali. Nel frattempo, con la crisi, è cresciuta la disoccupazione, la cassa integrazione esplode e si intensificano i processi di precarizzazione del lavoro. Perchè, dunque, in queste condizioni il governo Monti canta le proprie lodi? Perchè i mercati effettivamente ne hanno riconosciuto il lavoro. Che non è stato, come tromboneggiano i quotidiani più diffusi, quello di salvare l'Italia, ma più semplicemente quello di ridimensionare i diritti, le aspettative, le possibilità di trovare e mantenere il lavoro e la certezza del reddito dei lavoratori. I quali si ritrovano, a conclusione delle “riforme necessarie”, con un “mercato” del lavoro sovraffollato a causa dell'allungamento dei tempi di pensionamento, in lotta tra genitori e figli per ottenere\mantenere un lavoro, perdenti perchè i redditi si riducono progressivamente perdendo la reale capacità di acquisto.
Quale Italia stanno salvando con le misure di austerità se non quella dei padroni, dei finanzieri e dei banchieri? Il PRC ritiene che possano essere compiute altre scelte per consentire al nostro Paese di rimettere in moto la macchina produttiva e far tornare a girare l'economia. Scelte che vedano le imprese pagare le tasse in modo proporzionalmente maggiore dei propri lavoratori, scelte che vedano lo Stato impegnarsi in un'operazione di redistribuzione del reddito nazionale in favore dei lavoratori invece che in favore dei padroni. Scelte che vedano il Paese impegnato nel creare concorrenza produttiva sui diritti del lavoro e non sul suo costo più basso.
Per questi motivi abbiamo avviato la campagna referendaria, per dare il segno della possibilità di percorrere altre strade per superare la crisi. Mettere la firma sui quesiti per cancellare la riforma pensionistica della ministra Fornero è veramente un azione PRIMARIA che i lavoratori possono fare. Per invertire la rotta seguita sino ad oggi, di compressione di reddito e di diritti, e ripartire nella riconquista di rapporti sociali in cui il lavoro ed il reddito non siano più considerato una merce ed il suo corrispettivo ma diritti disponibili per tutti. All'indirizzo http://referendumlavoro.blogspot.it/ è possibile vedere dove il 25 novembre il PRC sarà presente con i banchetti referendari.
Marco Bizzoni
Segreteria PRC “Castelli, Colleferro, Litoranea”


venerdì 16 novembre 2012

Castelli Romani, il PRC solidarizza con docenti e studenti in difesa della scuola pubblica.

Castelli Romani, il PRC solidarizza con docenti e studenti in difesa della scuola pubblica.
La manifestazione del 14 a Roma ha visto i docenti e gli studenti riprendersi il diritto di parola e di critica sulle politiche di impoverimento della scuola pubblica che continuano ad essere adottate. Anche gli studenti dei Castelli Romani tornano ad essere protagonisti sul territorio occupando o cogestendo i propri istituti. In tal modo continuano ad esprimere la propria protesta per una scuola pubblica che di taglio in taglio, PD, UdC e PdL stanno riducendo ad un servizio essenziale, caritatevole, per poveri.
La risposta repressiva dell'autorità costituita alla manifestazione di Roma del 14 ha spostato l'attenzione dell'opinione pubblica dai motivi della protesta alla ricerca delle responsabilità dei scontri di piazza.
A Roma docenti e studenti hanno manifestato perchè l'istruzione non può, e non deve, essere trattata alla stregua di una merce. Essa è un diritto che deve essere garantito ed assicurato a tutti i cittadini nel pieno rispetto della costituzione, cioè senza che lo Stato finanzi le scuole private. Invece, proprio in queste ore, grazie ad un emendamento di un deputato del PD il Parlamento ha approvato nella legge di stabilità lo stanziamento di 223 milioni di euro per le scuole paritarie. Non solo viene rifiutato il confronto con i soggetti della scuola, non solo si delega alla repressione il compito di affrontare la protesta, ma nello stesso tempo docenti e studenti vengono burlati con atti del Parlamento che vanno in senso opposto alle loro richieste.
Il PRC ritiene indegna questa scelta anticostituzionale appena fatta dai Parlamentari in carica e ne chiede la cancellazione. Nello stesso tempo chiediamo che il disegno di legge ex Aprea non sia approvato. Perchè, in assenza di riferimento unitari e precisi per tutte le scuole, porterebbe alla frantumazione del sistema scolastico nazionale. Perchè attribuisce poteri ai dirigenti scolastici in grado di soffocare la democrazia nelle scuole. Perchè avvia un processo di privatizzazione dell’istruzione, una mercificazione del sapere che fa strame da quanto affermato nella Costituzione. Perchè stabilisce la validità di un sistema di valutazione contestato dai collegi docenti, perchè basato su test d’apprendimento completamente avulsi dalle variabili socio-economiche in cui gli istituti scolastici operano. Docenti e studenti con la loro protesta ci ricordano che la scuola non è proprietà della strana maggioranza PdL-PD-UdC ma è un BENE COMUNE del Paese. Per questo è necessario che questo disegno di legge sia realizzato solo a seguito di un profondo dibattito che coinvolga pienamente il mondo della scuola.
Gli studenti in lotta che occupano il “Foscolo” di Albano, il “Vailati” e il “Pertini” di Genzano, il “Landi ed il “Vallauri” di Velletri stanno commettendo un illegalità ma noi crediamo che essi abbiano ragione nella loro azione perchè “una legge ingiusta è una forma di violenza alla quale è doveroso ribellarsi”, per questo motivo “la disobbedienza civile diviene un dovere sacro quando lo stato diviene dispotico” e non vuole ascoltare i suoi cittadini.
Esprimiamo quindi la nostra solidarietà e ringraziamo gli studenti per la lotta che stanno portando avanti. Questi nostri ragazzi sono veramente “La meglio gioventù”. Giovani che non aspettano pigramente che gli eventi si realizzino ma che, esponendosi con azioni da cui potrebbero patire amare conseguenze cercano, con generosità, di fermare il DDL ex Aprea. Che, se approvato, aprirebbe un processo in grado di spingere le istituzioni scolastiche verso un modello di scuola di stampo aziendalistico ed autoritario in grado di affossare il vero diritto all'istruzione.
Il PRC lancia un appello a quanti eletti ed operanti nelle istituzioni, in primo luogo Sindaci, Assessori e Consiglieri comunali, affinchè ascoltino le richieste di questi giovani e di chi lavora nella scuola, e dalle loro posizioni operino affinchè sia evitata l'approvazione del DDL ex Aprea e sia fermato il depauperamento della scuola pubblica.
Marco Bizzoni
Segreteria PRC “Castelli, Colleferro, Litoranea”

giovedì 15 novembre 2012

Studenti in protesta nelle scuole dei Castelli



Da castellinews.it

Sara Testa


(Velletri - Cronaca) - Dopo la manifestazione pacifica di sabato sera, ieri mattina a Velletri sono state occupate due scuole medie secondarie. Si tratta dell'istituto tecnico industriale statale "Giancarlo Vallauri" e del liceo scientifico "Ascanio Landi", entrambi situati in via Salvo D'Acquisto, dove gli studenti hanno effettuato un'occupazione disciplinata e controllata e sono tuttora in assemblea permanente. In altre due scuole invece, il liceo artistico in via Ferruccio Parri e l'istituto tecnico commerciale "Cesare Battisti" in via dei Lauri, si sono svolte assemblee straordinarie. Protesta anche a Frascati dove gli studenti dell'istituto per geometri "Michelangelo Buonarroti" sono in autogestione da questa mattina. Occupati oggi anche il liceo classico "Ugo Foscolo" di Albano, dove si sono uniti alla protesta anche alcuni studenti dell'istituto professionale "Nicola Garrone" e il liceo scientifico "Giovanni Vailati" e l'istituto "Sandro Pertini" a Genzano.

«Dopo il flash-mob di sabato 10 in Piazza Cairoli – scrivono in una nota dal circolo Sel di Velletri-Lariano –, di una nutrita rappresentanza di docenti, l'hanno capito anche gli studenti medi di Velletri che ieri al Liceo "Landi" e "Vallauri" e oggi presso gli altri istituti, manifestano presso gli edifici scolastici per denunciare alla pubblica opinione una condizione di sofferenza sottovalutata e ignorata anche deliberatamente da gran parte delle oligarchie politiche. Senza voler strumentalizzare queste iniziative ci sentiamo di solidarizzare con questa generazione di donne e di uomini che ha tutto il diritto di prendere in mano il proprio futuro e rivendicare la centralità, nella società moderna, del pieno esercizio del diritto all'istruzione che prima ancora di misurarsi con il termine "meritocrazia" deve garantire uguaglianza e pari opportunità che invece l'attuale processo di riforma mina alla base. Un'insieme di provvedimenti che attaccando anche il ruolo centrale della funzione docente e del principio di libertà di insegnamento costituzionalmente garantito, determinano all'orizzonte un nuovo modello di istruzione classista, dove la mobilità sociale diviene sempre più un miraggio. La stessa proposta del Ministro Profumo sulle ore di insegnamento, passate da 18 a 24 e poi di nuovo ridotte, oltre che ridicola, dimostra che anche questo Governo, come il precedente, ragiona per luoghi comuni senza dare una prospettiva ad un sistema complesso e delicato come quello dell'istruzione».

 Occupate da mercoledì il "Landi" e il "Vallauri" di Velletri e da giovedì mattina il "Foscolo" di Albano e il "Vailati" e il "Pertini" di Genzano

domenica 11 novembre 2012

I posti letto degli ospedali nella provincia di Roma sono una necessità non uno spreco

Dopo i tagli dalla Polverini il sistema sanitario del Lazio è al collasso, tuttavia il governo Monti con l'applicazione del provvedimento sulla “spending review”, votato in Parlamento dal PD insieme al PdL e Udc, si accinge a distruggere quel che resta della sanità laziale.
La vicenda del pronto soccorso di Albano, denunciata nei giorni scorsi dai medici che vi lavorano, ha messo in evidenza che risparmiare sulle risorse per erogare i servizi significa portarli alla chiusura. Malgrado ciò il governo annuncia che nel Lazio dovranno essere eliminati ancora circa 2000 posti letto. Se questa è la lotta agli sprechi che portano avanti il governo ed i partiti che lo appoggiano, in primis il PD nazionale, allora significa che per loro la salute dei lavoratori non è un diritto ma uno spreco.
Il Partito della Rifondazione Comunista e pienamente convinto della necessità di eleminare sprechi e spese inutili che come tutti sanno gravano principalmente sulle tasche dei lavoratori. Per far questo ritieniamo che sia necessario superare un modello di sanità fondato sulla centralità esclusiva dell’ospedale. Troppo spesso, quel modello, ha privilegiato le ambizioni di primariato di alcuni medici a discapito della effettiva funzionalità dei reparti e delle specialistiche necessarie. Noi crediamo che per operare una vera razionalizzazione della sanità, che non voglia essere mera ricerca di risparmio, sia necessario affiancare all'abbattimento dei costi del sistema il miglioramento della qualità delle prestazioni. In tale ottica riteniamo che sia necessario ritornare allo spirito originario della legge istitutiva del servizio sanitario nazionale del 1978 che era essenzialmente incentrata sulla prevenzione. Per far ciò, prima di ridurre i posti letto, è necessario riorganizzare il sistema attraverso una rete di presidi territoriali e una reale integrazione degli aspetti sociali con quelli sanitari.
Anche le organizzazioni professionali dei medici del Lazio fanno osservare che il taglio di duemila posti letto, previsti dal governo, va ben oltre le necessità stabilite dalla “spending review”, che prevede un rapporto di 3,7 posti letto ogni mille abitanti.
Già oggi, con i posti letto tagliati sino ad ora, avviene che pazienti con serie malattie in fasi acute che necessitano di ricoveri in ospedale debbono passare ore, e a volte giorni, su barelle in spazi inadeguati, spesso corridoi, prima di essere accolti in un letto di un reparto ospedaliero. Il taglio di ulteriori posti letto non potrà che aggravare questa situazione.
Nella sanità del Lazio occorre colpire sprechi e inefficienze, ma è anche necessario che la politica di ottimizzazione e di riclassificazione della rete ospedaliera avanzi contestualmente ad una riorganizzazione complessiva del sistema. Una politica che preveda la costituzione di presidi territoriali di cura e di prevenzione. Ci opponiamo all'affossamento del servizio sanitario regionale portato avanti in nome di una presunta “razionalizzazione”, che viene giustificata con una politica dei due tempi: si chiudono oggi le strutture sanitarie promettendo “domani” una maggiore offerta sanitaria. Per questo Rifondazione Comunista si batte, e continuerà a battersi con tutte le proprie forze, affinchè i lavoratori non debbano continuare a subire sulla loro pelle gli effetti nefasti del ridimensionamento e peggioramento della quantità e qualità del servizio sanitario pubblico.
Marco Bizzoni
Segreteria PRC “Castelli, Colleferro, Litoranea”

sabato 10 novembre 2012

PRC Castelli, prosegue la raccolta firme per i referendum sul lavoro.

PRC Castelli, prosegue la raccolta firme per i referendum sul lavoro.

Continua nei comuni dei Castelli Romani, dei monti Prenestini e del litorale la raccolta di firme per i referendum sul lavoro e sulle pensioni promossi dal Partito della Rifondazione Comunista.
Nel silenzio più assordante dell'informazione ufficiale il 13 ottobre ha preso il via la campagna referendaria per consentire ai cittadini-lavoratori di dire la loro sulle questioni che, negli ultimi mesi, hanno messo in ginocchio i loro diritti con i voti in Parlamento di PD, Pdl, e UdC.
Prima di essere costretto alle dimissioni il governo Berlusconi, nell'estremo tentativo di rimanere in sella, ha omaggiato i poteri forti con l'articolo 8 della sua ultima manovra finanziaria dell'agosto 2011. Con questo articolo è stato dato un colpo mortale alla centralità e prevalenza del contratto nazionale di lavoro, prevedendo, per i padroni, la posibilità di derogarvi. Ciò significa che se lorsignori vogliono può non esistere più una tutela collettiva dei lavoratori ma solo le 160 forme contrattuali create in questi anni dal centrodestra. Il percorso di disintegrazione dei diritti dei lavoratori è poi proseguito con il governo Monti che, grazie alla disponibilità del PD, ha potuto realizzare ciò che a Berlusconi non era mai riuscito nei suoi vent'anni di regno. Abrogare sostanzialmente l'art. 18 dello statuto dei lavoratori che consentiva una tutela dei lavoratori rispetto i licenziamenti ILLEGITTIMI delle imprese. Un ulteriore colpo ai lavoratori è stato poi dato dalla riforma delle pensioni del ministro Fornero che ha innalzato l'età pensionistica, realizzando quel capolavoro dei lavoratori esodati. Lavoratori cioè che non hanno più il lavoro e nello stesso tempo non hanno più diritto alla pensione. Queste politiche sono passate, come si è visto, anche con il voto favorevole del PD con la scusa che erano necessarie per rimettere in sesto il mercato del lavoro del Paese e far ripartire l'economia. Così, con la scusa della crisi e della mancanza di lavoro, PD, PdL e UdC hanno reso possibile licenziare ad ogni capriccio del padrone, schiacciare i lavoratori sotto il tacco di contratti senza tutele, ritardare il tempo di accesso della pensione. Risultato di queste politiche, messo in evidenza in questi giorni dai dati degli istituti di studio, è la crescita della disoccupazione, l'abbassamento del reddito e la totale precarizzazione dei lavoratori. Tutte cose che in questi giorni i lavoratori della Montebovi a Lanuvio, a cui va tutto il nostro sostegno e la nostra solidarietà, stanno vivendo sulla propria pelle.
Rifondazione Comunista, insieme ad altri soggetti della sinistra sindacale e politica, hanno deciso di indicare un diverso percorso per uscire dalla crisi. In quest'ottica sono stati messi in campo dei referendum che vogliono cancellare tutte le controriforme sino ad ora realizzate, in modo da rimettere al centro dello sviluppo economico del nostro Paese il diritto al lavoro, il diritto ad un reddito adeguato dei lavoratori e dei disoccupati e il diritto ad andare in pensione prima di morire. Per questi motivi invitiamo i lavoratori a firmare le proposte di referendum presso i Comuni oppure nei banchetti previsti le cui date e luoghi di raccolta possono essere visionati al sito http://referendumlavoro.blogspot.it/ .
Come si è visto Lorsignori sono la crisi, noi lavoratori la soluzione. Per questo far decidere i lavoratori sulle politiche sino ad ora portate avanti dal governo Monti, insieme a PD, PdL e UdC, è il primo passo per andare oltre le politiche recessive di lacrime e sangue, per i ceti medi e popolari, fino ad ora realizzare. Noi proponiamo una diversa politica di redistribuzione del reddito nazionale. Una redistribuzione che consenta ai lavoratori di avere il reddito per acquistare le merci di cui necessitano e in questo modo rimettere in moto il mercato. Questa è l'unica vera azione in grado di far ripartire la nostra economia e far uscire il Paese dalla crisi.
Cambiare si può. Per riuscirci è necessario che tutti i cittadini-lavoratori si sentano impegnati non solo a firmare personalmente per la presentazione dei quesiti referendari ma anche a promuoverli tra i propri conoscenti.
Marco Bizzoni
Segreteria PRC “Castelli, Colleferro, Litoranea”

venerdì 9 novembre 2012

Coordinamento delle scuole dei Castelli Romani

Martedì scorso 30 ottobre alle ore 17.30 si è riunito, presso l’Istituto Alberghiero “U. Tognazzi” di Velletri, il Coordinamento delle scuole dei Castelli Romani.


L’incontro ha seguito l‘Assemblea pubblica con docenti, studenti e genitori che ha visto un dibattito molto partecipato e proficuo sui temi presentati:
legge ex-Aprea, problema dell’aumento delle ore di insegnamento dei docenti e iniziative di protesta attivare dalle varie scuole e da attivare.
Si è evidenziato un buon interesse degli studenti ed un loro desiderio di partecipare attivamente alla riflessione.
Il coordinamento ha preso atto delle osservazioni presentate in Assemblea ed ha accolto alcune proposte operative da organizzare a breve:
- flash mob da organizzare nella prossima settimana a Velletri ed eventualmente in altre locelità dei Castelli Romani;
- fiaccolata da organizzare a Velletri con la partecipazione di docenti, studenti e genitori;
- iniziative di pressione civile a partiti, sindacati ed istituzioni.
Il Coordinamento  auspica che le scuole ancora assenti possano presto dare la propria adesione e garantire la loro attiva partecipazione alle varie iniziative e agli incontri.
La prossima riunione di coordinamento si terrà mercoledì 7 novembre alle ore 15.00 presso la palestra dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Antonio Cederna” di Velletri (Via Parri).

martedì 6 novembre 2012

Il triste primato dei Comuni dei Castelli Romani: il più alto rischio di mortalità della Provincia di Roma

I valori dell’arsenico imposti dalla legge sono rimasti disattesi per 10 anni e prima della norma le concentrazioni erano intorno ai 50 microgrammi, dunque è chiaro che per le popolazioni dei Castelli Romani l’esposizione all’arsenico nelle acque non è stata occasionale, ma prolungata e cronica e, dunque, altamente rischiosa.
Vivere in questi Comuni dei Castelli Romani espone i cittadini a più elevati rischi di mortalità, connessi alla decennale presenza di Arsenico nelle acque potabili e alla mancata informazione da parte delle Istituzioni e dei Sindaci.
Leggi tutto l'articolo e i grafici che non troverete sugli altri giornali: http://sotto-terra-il-treno.blogspot.it/

Un saluto
Danilo 

sabato 3 novembre 2012

Premio "Uovo di Colombo" de ilmamilio.it ad Andrea Castricini

da ilmamilio.it
GROTTAFERRATA - L'assessore ai Lavori pubblici di Grottaferrata è il primo amministratore premiato per opere a basso costo e ad alta utilità: la motivazione del riconoscimento è nella realizzazione della rotatoria di via XXIV maggio-via Anagnina. Ecco il significato dell'iniziativa della redazione de ilmamilio.it
Un premio per quegli amministratori che si siano distinti nella progettazione e nella realizzazione di opere pubbliche o comunque interventi per i cittadini a basso costo e ad alta efficienza ed utilità.
Lo abbiamo chiamato premio "Uovo di Colombo" proprio perché, nel nostro immaginario, si tratta di interventi relativamente semplici ma che a dispetto di un impegno economico per lo più modesto danno grandi benefici ai cittadini.
La vicenda dell'uovo di Colombo è ben nota (da it.wikipedia.org): dopo il suo ritorno dall'appena scoperta terra nuova, l'America, nel 1493, Cristoforo Colombo fu invitato a una cena tenuta in suo onore dal cardinale Pedro Gonzalez de Mendoza. Qui alcuni gentiluomini spagnoli cercarono di sminuire la sua impresa dicendo che la scoperta del Nuovo Mondo non sarebbe stata poi così difficile e che chiunque avrebbe potuto riuscirci. Udito questo, Colombo sfidò i commensali a un'impresa altrettanto facile: far stare un uovo dritto sul tavolo. Vennero fatti numerosi tentativi, ma nessuno riuscì a realizzare quanto richiesto. Convinti finalmente che si trattasse di un problema insolubile, i presenti chiesero a Colombo stesso di cimentarsi nell'impresa. Questi si limitò a praticare una lieve ammaccatura all'estremità dell'uovo, picchiandolo leggermente contro il tavolo dalla parte più larga, e l'uovo rimase dritto. Quando gli astanti protestarono dicendo che lo stesso avrebbero potuto fare anche loro, Colombo rispose: "La differenza, signori miei, è che voi avreste potuto farlo, io invece l'ho fatto!". L'origine dell'aneddoto è incerta ma il senso molto chiaro e questo è esattamente lo spirito col quale ilmamilio.it si pregia di aver ideato questo semplice premio, riconoscimento a cadenza non periodica.
Il primo amministratore comunale a ricevere il premio "Uovo di Colombo" de ilmamilio.it è l'assessore ai Lavori pubblici di Grottaferrata, Andrea Castricini. A lui la nostra redazione ha voluto consegnare il simbolico riconoscimento per la rotatoria ideata e realizzata in questi mesi lungo via XXIV maggio, all'incrocio con via Anagnina. Un'opera pubblica a bassissimo costo ma i cui benefici, nonostante sia ancora in fase di completamento e perfezionamento, sono già evidentissimi. La consegna della targa è avvenuta presso la sede comunale di palazzo Consoli in questi giorni.
"La rotatoria - spiega l'assessore Castricini - ha un costo di poche migliaia di euro. Completata la fase sperimentale nelle scorse settimane, stiamo realizzando i raccordi di marciapiedi: dopo di che sostituiremo le attuale barriere mobili che costituiscono oggi il rondò con una vera rotatoria con aiuola centrale. Sono contento per questo inatteso e insolito riconoscimento che però voglio dividere col geometra comunale Enrico Antonelli, grazie al quale è stato possibile progettare l'intervento e con gli altri componenti dell'ufficio tecnico". La rotatoria ha un diametro di 8 metri ed ha sostituito l'impianto semaforico in uno degli incroci più critici dei Castelli. Qualche perplessità, in verità, resta per l'effettivo innesto stradale sul rondò: chi proviene da Molara-Rocca Priora imbocca l'incrocio senza alcuna deviazione di traiettoria e quindi potenzialmente senza significativa riduzione della velocità, il che rende comunque pericoloso l'innesto.
"Purtroppo gli spazi sono ridotti e più di questo non è stato progettualmente possibile fare. Per realizzare una rotatoria migliore sarebbe stato necessario espropriare alcune aree private con relativi lavori edili, con grande aumento dei costi e dei tempi di realizzazione. Provvederemo comunque a realizzare un efficace sistema di segnalazione e di illuminazione dell'incrocio". Nei giorni prossimi il semaforo attualmente lampeggiante verrà rimosso e si procederà con la realizzazione del nuovo segnalamento dell'incrocio.


mercoledì 31 ottobre 2012

Incendio a Marino - danneggiati i mezzi della Multiservizi

Nella notte di sabato un incendio di natura dolosa è stato appiccato nel deposito mezzi della Multiservizi a Marino causando dei danni per oltre mezzo milione di euro.

I mezzi inoltre per una ovvia grave mancanza da parte dell'amministrazione non sono mai stati assicurati pertanto il danno verrà ripagato dalla cittadinanza.
Oltre al danno materiale che la cittadinanza ha subito non possiamo non indugiare sulla natura del gesto che non possiamo archiviare come un puro e semplice atto vandalico.
Dietro a questo gesto organizzato non possiamo non scorgere un messaggio intimidatorio, una "ritualità" tipica delle associazioni malavitose che in questi ultimi anni stanno sempre più prepotentemente prendendo piede nel nostro territorio come esposto anche dall'associazione Libera durante un convegno tenutosi proprio a Marino pochi mesi fa.
Se il nostro sospetto dovesse venire confermato è compito della politica, soprattutto da parte di chi amministra oggi il comune di Marino, dare una risposta forte e decisa per respingere questi attacchi, queste intimidazioni e infiltrazioni

martedì 23 ottobre 2012

Lazio, votare presto per realizzare politiche di sostegno al lavoro e diritto al reddito.

A quasi un mese dalla chiusura della consiliatura regionale, a causa delle dimissioni forzate della Presidente, non è ancora stato fatto nulla e si è ancora nell'incertezza sulla data delle elezioni. Questa situazione non fa certo bene alla democrazia, nè ai lavoratori che stanno aspettando dalla Regione risposte ed impegni che solo un governo in carica può dare, ma da cui dipendono redditi, dignità, futuro di molte famiglie e di molti cittadini del Lazio.
La richiesta delle elezioni nel più breve tempo possibile che, come Partito della Rifondazione Comunista insieme a tutta la vecchia opposizione, avanziamo, non è quindi la voglia di “vincere facile” come recentemente ha affermato un'esponente della vecchia e squalificata maggioranza. Ma è la piena consapevolezza dei guasti che l'assenza di governo produce nella vita quotidiana dei cittadini del Lazio. Noi non crediamo che le elezioni siano un gioco in cui si vince o si perde, come sembra abbiano insegnato gli ultimi venti anni di maggioritario e di Berlusconismo. Noi crediamo che le elezioni siano un momento in cui i cittadini possano esprimere totalmente il loro protagonismo politico scegliendo idee, persone e programmi. In questo contesto quella che dovrebbe vincere è la collettività, perchè comunque maggioranza ed opposizione risultanti dalle elezioni dovrebbero collaborare o scontrarsi per realizzare il meglio per i cittadini rappresentati.
Tuttavia a volte anche nelle istituzioni, piuttosto che consentire ad altri di andare avanti dopo che si è fallito, si prefererisce come fanno i bambini, portarsi a casa il pallone ed impedire a tutti di riprendere l'attività. Questo è ciò che sta facendo la Presidente della regione Lazio in questo momento. Ma quest'atteggiamento irresponsabile, attento solo alle esigenze personali di visibilità e di carriera politica nazionale della Presidente, ha un costo sociale elevatissimo che verrà pagato purtroppo dai lavoratori ed dalle lavoratrici.
Pensiamo infatti quali saranno gli esiti in questo periodo di crisi, aggravata dalla politica di austerità e tagli del governo Monti, dell'assenza di una politica del lavoro regionale su cui basare una crescita delle opportunità lavorative e di reddito. Senza un governo in carica non è possibile progettare e portare avanti politiche del lavoro in grado di dare respiro a chi ogni giorno si sente sul limite del baratro economico. Senza un governo in carica non è possibile operare per cercare di costruire opportunità, per recuperare quella forza lavoro che è talmente sfiduciata da non cercare nemmeno più lavoro. Senza governo non si possono elaborare strategie in grado di ridare speranza ad una generazione di giovani, che pensano che la parola lavoro sia un'espressione mitologica. Una generazione i cui esponenti più “fortunati” hanno si un lavoro ma sempre declinato con espressioni che ne limitano e peggiorano il significato (lavoro in affitto, lavoro precario, lavoro a chiamata, stage, lavoro nero). Il PRC chiede di andare alle elezioni perchè vuole proporre una politica che si contrapponga a quella portata avanti sino a questo momento, la quale purchè si generasse lavoro accettava la privatizzazione dei profitti e la socializzazione dei costi. I risultati di quella politica sono visibili attraverso l'avvelenamento di Colleferro e della Valle del Sacco, la devastazione edilizia dei Castelli Romani e del litorale, la progressiva deindustrializzazione di intere aree produttive del territorio laziale, lasciate trasformare in zone improduttive ma adatte alla speculazione edilizia.
Come Rifondazione proponiamo che la Regione Lazio costruisca un proprio piano per il lavoro che, utilizzando anche i fondi europei, incentivi una politica del lavoro che abbia al suo centro le esigenze del cittadino lavoratore. Una politica del lavoro che, come nelle più moderne società europee, garantisca reddito alle lavoratrici ed ai lavoratori sottraendoli al ricatto ed allo sfruttamento. Una politica del lavoro che, al contrario di quanto avviene oggi, con la ricerca verso il più basso costo del lavoro, supporti e sostenga quelle aziende che si pongono di fronte alla sfida del mercato globale nell'ottica di una competizione incentrata sull'innovazione produttiva e nella ricerca della qualità. Una politica che tra le sue priorità abbia la tutela delle tipicità produttive e del territorio. La necessità della costruzione di una politica del lavoro è solo uno dei motivi per cui Rifondazione Comunista ritene che si debba poter andare al voto nel più breve tempo possibile. I lavoratori e le lavoratrici devono, al più presto, poter scegliere i propri rappresentanti, ed un governo in grado portare avanti un progetto che assicurari il benessere delle comunità del Lazio.
Marco Bizzoni
Segreteria PRC “Castelli, Colleferro, Litoranea”


giovedì 18 ottobre 2012

LA LOTTA ADDOLCISCE LA MONTEBOVI

Il Partito della Rifondazione Comunista di Lanuvio e Campoleone accoglie con piacere il comunicato stampa redatto dalle organizzazioni sindacali e l’azienda dolciaria Montebovi il 18 ottobre, che prevede il ritiro delle ferie forzate per i 22 lavoratori che avevano ricevuto le lettere e un tavolo di trattativa a partire dal 19 ottobre per trattare con l’azienda come regolare i cicli di cassa integrazione ordinaria per tutti e 90 i dipendenti dello stabilimento di Lanuvio.
La lotta dei lavoratori è iniziata il 15 ottobre, giorno in cui è stato indetto sciopero generale delle maestranze e presidio davanti alla fabbrica in Via Nettunense per manifestare il loro dissenso rispetto alle scelte della società.
Dall’ inizio del mese i lavoratori si sono trovati improvvisamente in una situazione difficilissima, con parte dello stabilimento affittato a una nuova società e 22 dipendenti messi in ferie forzate in attesa di ulteriori evoluzioni.
Dopo l’opposizione da parte dei lavoratori e la richiesta di un tavolo di trattativa la situazione non sembrava risolversi in maniera equa, visto che la Montebovi non intendeva ripensare l’affitto del ramo d’azienda e pensava a una cassa integrazione solo per i lavoratori che erano stati messi in ferie forzate.
Noi pensiamo che questo sia solo l’ennesimo caso di padroni che agiscono solo in base alla LOGICA DEL PROFITTO, passando sopra a vite, famiglie e comunità, per questo ci siamo schierati da subito al fianco dei lavoratori non solo a parole ma anche con i fatti mettendo a disposizione, se lo lotta fosse proseguita, le nostre forze, le nostre strutture e i nostri mezzi di comunicazione.
Ribadiamo la nostra soddisfazione in merito all’accordo e notiamo con piacere che l’unità e la solidarietà tra lavoratori rimane sempre lo strumento più efficace per combattere i padroni e lo loro logiche capitalistiche, ma, qualora la trattativa risaltasse di nuovo siamo pronti a schierarci al fianco dei dipendenti e a proseguire con loro la mobilitazione.

Segretario della Rifondazione Comunista
di Lanuvio e Campoleone
Fabio Pesoli

martedì 16 ottobre 2012


Al fianco dei lavoratori Montebovi


La Federazione della Sinistra di Lanuvio e Campoleone  esprime il suo appoggio alla lotta dei lavoratori della Montebovi Spa, che da ieri sono in sciopero davanti ai cancelli della fabbrica , visto che dopo i 15 licenziamenti di agosto scorso e dopo la rateazione della mensilità da settembre, l’azienda ha intenzione di terziarizzare, costituendo una nuova società, parte della produzione e di cedere a questa più della metà dei lavoratori.

La Fds appoggerà e sosterrà i lavoratori sino alla fine!

domenica 14 ottobre 2012

I lavoratori del Lazio subiscono danni su danni dalle scelte della Polverini.

A conclusione del disastro morale della “giunta Polverini”, si sta aggiungendo il disastro sanitario generato dal processo di risanamento stabilito dal “Commissario della sanità laziale Polverini”. Dopo tante promesse della ex presidente della Regione Lazio sulla riapertura, ad esempio, del pronto soccorso a Marino, quella che la realtà ci sta consegnando è una crisi gravissima della sanità nei Castelli Romani.
Una crisi che nasce nell'ambito di una pervicace volontà di assicurare una gestione della sanità pubblica avulsa dalle necessità di programmazione del territorio ma sottoposta alle esigenze politiche di chi governava. Questa volontà, frustrata a volte dalla razionalità delle scelte necessarie, ha comunque prodotto i suoi guasti esprimibili in ritardi e confusione, che comunque hanno un effetto economico negativo.
Colei che, travolta dallo scandalo della malagestione politica per culpa in vigilando si voleva rappresentare come eroina dei cittadini onesti e stufi dei politici corrotti, invece di prendere atto della fine ingloriosa dell'indirizzo politico che ha dato alla regione Lazio, persevera nel generare guasti rimanendo attaccata alla propria poltrona e giustificando quest'atto come quello più responsabile ed economico per l'ente regione che comunque dovrà subire per causa sua e della sua maggioranza di centrodestra il costo di un'elezione anticipata.
Ma è proprio così? Rimandando le elezioni si risparmierebbero effettivamente milioni di euro?
É vero le elezioni costano, ma facendo i conti con il risparmio che si avrebbe solo sugli indennizzi dei consiglieri regionali, che li percepiscono senza non dover più fare nulla dal momento delle dimissioni del Presidente della regione, si risparmierebbe il doppio della cifra necessaria a consentire lo svolgimento delle elezioni. Non solo, ma in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo, lasciare la Regione in regime di amministrazione ordinaria significa tenere bloccati milioni di euro di risorse economiche che potrebbero essere spesi per alleviare le difficoltà economiche dei lavoratori, stretti nella morza della crisi.
A tutto ciò bisogna aggiungere l'irresponsabilità con cui si lasciano senza risposte le richieste di aiuto provenienti da realtà sanitarie in difficoltà, come quella del Pronto Soccorso dell'Ospedale di Albano Laziale. Una realtà che, dopo l'accorpamento dei pronto soccorsi di Genzano e Marino: ha dovuto operare nell'ambito di locali divenuti estremamente insufficienti alle necessità del servizio. vista l'accresciuta quantità degli interventi. Oggi i lavori di ampliamento e riqualificazione della struttura di tale importantissimo presidio sono interrotti; non è dato sapere neanche dove siano state allocate le risorse umane che operavano nei presidi di Genzano e di Marino e il motivo della crisi di personale medico ed infermieristico che si sta verificando. Chi, se non la Politica, può dare una risposta positiva alle necessità di questo servizio che, ricordiamo, è l'ultimo presidio di urgenza per una popolazione di oltre 200 mila cittadini? Chi, se non un rinnovato Presidente e Consiglio Regionale, può e deve intervenire ad affrontare questo problema che pesa sulla qualità della vita dei lavoratori dei comuni di Pomezia, Albano, Marino, Castelgandolfo, Ariccia e Genzano? Per questi motivi il Partito della Rifondazione Comunista della federazione “Castelli” ritiene inequivocabilmente urgente e necessario che siano indette la elezioni per il rinnovo degli organismi istituzionali della regione Lazio. I cittadini ed i lavoratori debbono poter scegliere i loro rappresentanti per affrontare e risolvere tutte le questioni che le dimissioni dell'ex Presidente Polverini hanno lasciato in sospeso. Questioni, come si è visto, che hanno effetti rilevanti e che influiscono pesantemente sulla qualità della vita, sui diritti di cittadinanza e quindi sul futuro dei lavoratori del Lazio.

Marco Bizzoni
Segreteria PRC “Castelli, Colleferro, Litoranea”

giovedì 11 ottobre 2012


Lanuvio: Maggioranza ed opposizione continuano ad attaccarsi dalle rispettive bacheche. Volano ricatti ed accuse sul revisore dei conti: ma le proposte politiche dove sono?

Sembrava un punto all’ordine del giorno della seduta di consiglio del 4 settembre simile a molti altri, quella sulla nomina del revisore dei conti. Nelle due settimane successive, invece, ha alimentato una polemica che ha riempito le bacheche e la bocca di chi si interessa (in varia misura) della politica cittadina.
L’ultimo consiglio comunale, dove ancora una volta risultava assente Aurelio Gozzi, ha avuto come ideale filo conduttore i conti con il passato. I conti con il passato della scorsa amministrazione, che dopo alcune interrogazioni su temi che ben conoscono (la questione arsenico ed i problemi del parco fotovoltaico di via Piastrarelle) si sono sentiti rispondere dal capogruppo Volpi che le loro responsabilità sono forti in merito, dato che “non siamo né su Marte né sulla Luna”; i conti sul passato del sindaco Leoni che, durante l’approvazione del protocollo di collaborazione Lanuvio-Aprilia per una pattuglia di Polizia Locale unificata, a sua precisa domanda si è sentito rispondere dalla comandante Velletrani che il bando regionale per la cooperazione intercomunale cui si sta concorrendo è emanato da diversi anni dalla Regione Lazio, ma è la prima volta che Lanuvio vi concorre; i conti con il passato di alcuni membri dell’Amministrazione, che durante la votazione del nuovo Revisore dei Conti (scelto dal Sindaco in persona) hanno dovuto difendersi dall’accusa di conflitto d’interessi, visto che il prescelto, Massimo Petruzzi, è il dottore commercialista che lavora nello studio dell’Assessore al Bilancio Aleardo Semprucci.
Sembrava finita alla chiusura della seduta, ma nei giorni successivi la questione del revisore si è spostata dai banchi consiliari alle bacheche dei partiti. Tutto è iniziato con un manifesto denuncia firmato dall’intero gruppo consiliare “Insieme per Lanuvio”, che rendeva pubblico quanto già detto durante la seduta e denunciava la vicinanza eccessiva tra controllore e controllato. Manifesto seguito da una risposta più articolata da parte del PD, corredata da una foto della targa dello studio di Petruzzi e Semprucci.
La risposta da parte di Lanuvio per la Democrazia non è stata leggera: dopo aver dato conto dell’avvenuta rinuncia da parte di Petruzzi alla carica, un dazebao respingeva le accuse al mittente, puntando il dito su altri presunti casi di promozioni indebite a carico delle passate amministrazioni di centrosinistra, concentrandosi nello specifico sulla promozione a caposettore di Rossana Varesi. Promozione incriminata in quanto la dipendente comunale era ed è tuttora moglie dell’ex sindaco Rossano De Santis. Ai toni bellicosi di questo comunicato si aggiungeva una specifica minaccia: se la dipendente non si fosse dimessa dall’incarico di caposettore, avrebbe pensato l’attuale amministrazione a rimuoverla. Ha avuto gioco facile il PD nel controbattere sottolineando i modi di stampo fascista che trasparivano dal manifesto.
Il dazebao di minacce è però risultato eccessivo anche per una parte della maggioranza. Ne è testimone il fatto che al ritorno di alcuni esponenti della giunta da una missione a Centuripe, il manifesto è stato sostituito frettolosamente con un altro aperto da un elegante motto genzanese, un disegno di Pinocchio e uno sbrigativo invito a non “buttarla in caciara” (citazione letterale dal manifesto), non citando affatto la non tanto velata minaccia del precedente.
Cosa rimane di tutta questa storia? A nostro avviso, il semplice fatto che in questa guerra di manifesti è rimasta indietro la politica. In quattro mesi di amministrazione, oltre all’aumento delle tasse comunali ed alla chiusura di alcuni spazi pubblici e ricreativi, non abbiamo sentito proposte costruttive e concrete sul futuro di Lanuvio. Non è dato sapere, ad esempio, quale sia la posizione dell’amministrazione sulla imminente costituzione dell’area metropolitana romana, e contro il quale si è già schierato qualche comune vicino come Velletri (che piuttosto preferirebbe trasferirsi sotto la provincia Frosinone-Latina). Tutto tace anche sulle questioni urbanistiche, sui servizi alla persona, su tutte quelle scelte di prospettiva che delineeranno il futuro del comune. E non è d’aiuto l’opposizione consiliare, che seduta dopo seduta si limita a presentare emendamenti marginali o inefficaci.
Quanto dovremo ancora aspettare, quindi, che maggioranza ed opposizione smettano di farsi la guerra di cartapesta sulle bacheche ed inizino a pensare in prospettiva al futuro concreto di Lanuvio?
Sì, è successo davvero

La Riforma del Lavoro Fornero
L’avevano paventata come una norma fondamentale per la crescita,  invece ha portato solo recessione e perdita di diritti acquisiti!
  
La ministra all'inizio piangeva, adesso piangiamo NOI
Non è passato neanche un’ anno, ma il “Governo dei Tecnici” ha già fatto ben capire da che parte sta! Dopo aver distrutto lo stato sociale con la Riforma delle pensioni, generando incertezza tra chi era prossimo all’età pensionabile, creando centinaia di migliaia di “Esodati” (termine venuto alla ribalta all’inizio del 2012, dopo che la riforma ha lasciato senza pensione e senza ammortizzatori sociali moltissimi lavoratori), non poteva mancare lo smembramento del diritto del lavoro.
La L. 92/2012 è entrata in vigore il 18 luglio 2012 e sicuramente la parte più rilevante è senz’altro il raggiro dell’ art. 18 della L. 300/1970 e cioè dello Statuto dei Lavoratori: prima le aziende con più di 15 dipendenti per licenziare dovevano avere un motivo oggettivo e giustificato e se il giudice lo riteneva illegittimo disponeva la reintegra immediata sul lavoro con la corresponsione di tutte le mensilità dalla data della cessazione a quella della reintegra; oggi invece se una datore di lavoro licenzia asserendo nella lettera che il licenziamento è per motivi economici, la reintegra non è più prevista, ma solo un’indennità economica tra 12 e 24 mensilità, stabilita dal giudice.
Solo nel caso di licenziamenti discriminatori o per manifesta infondatezza è prevista  la reintegra, ma per quelli discriminatori (pensiero politico, donne in gravidanza, gusti sessuali, credo religioso ecc.) era già prevista in precedenza, mentre per i secondi non è dato sapere su quali criteri si attesti la “manifesta infondatezza”.
Altro punto discutibile è quello dei contratti a tempo determinato e di somministrazione di lavoro che dal gennaio 2013 potranno essere acausali: prima si poteva impugnare un contratto con causali aleatorie (ad esempio: picchi di lavoro) e richiedere la reintegra del lavoratore; ora invece i contratti senza la causale saranno all’ordine del giorno e genereranno solo più precarietà e minori certezze sul futuro di tutti.
Volevano a tutti i costi questa riforma del  lavoro, all’inizio asserivano anche che sarebbero diminuite le forme contrattuali precarie, invece delle 40 e più tipologie è stato tolto solo il contratto di inserimento, che alla fine del periodo stabilito portava alla stabilizzazione del lavoratore.
Infine gli ammortizzatori sociali sono stati tutti o modificati, o sostituiti o addirittura eliminati: dal 2013 la CIGS (cassa integrazione straordinaria) sarà allargata a più comparti, ma dal 2016 sarà ABOLITA; da gennaio 2013 l’ indennità di disoccupazione sarà sostituita dall’ ASPI (assicurazione sociale per l’impiego) che aumenta di durata (12 mesi per chi ha meno di 55 anni e 18 mesi per chi ne ha più di 55), ma lascia stabili gli importi erogati; l’indennità di disoccupazione a requisiti ridotti sarà sostituita dalla mini –ASPI e per richiederla serviranno 13 settimane versate nell’anno precedente.
Insomma, dopo queste brevi anticipazioni, consiglio a tutti gli interessati di informarsi o presso il loro sindacato o presso il loro consulente del lavoro delle novità portate dalla riforma, ma invito TUTTI a firmare ai banchetti che da ottobre prossimo troverete in tutte le città, per indire un referendum per la reintroduzione tout court dell’art. 18 e l’abolizione dell’art. 8 della “manovra di ferragosto” che favorisce la contrattazione di secondo livello (azienda – lavoratore) in barba al Contratto collettivo nazionale!

Fabio Pesoli - Prc Lanuvio




mercoledì 10 ottobre 2012

Albano: Servizio mensa: attiva la pagina trasparenza


Nell'ottica di una maggiore trasparenza, l'amministrazione comunale ha attivato la Pagina di informazione sul servizio di refezione scolastica.
Nella pagina, ancora in costruzione, si possono trovare informazioni sul menu in vigore, il capitolato d'appalto, gli avvisi da parte dall'assessorato alla Pubblica Istruzione, la modulistica e la modalità di pagamento del servizio di refezione scolastica.
Contemporaneamente, sono partiti anche i primi controlli della Commissione mensa, un importante traguardo raggiunto dall'amministrazione e che permetterà di avere un controllo continuo sulla qualità dei cibi. I controlli avverranno sia nei locali di refezione scolastica degli istituti sia nel centro di cottura. Negli ultimi due mesi la commissione mensa ha lavorato anche sul menu invernale, che partirà dal 1° novembre, apportando delle modifiche considerevoli, basate sulle linee guida ministeriali. Linee guida che hanno l'obiettivo cardine di utilizzare la ristorazione scolastica come strumento per promuovere la salute e un corretto stile di vita e di combattere la sempre più dilagante obesità infantile.
Oltre agli indirizzi dettati dal Ministero il punto di riferimento del Comune è stato il capitolato d'appalto, nonché tutti i suggerimenti giunti dai genitori e dagli insegnati durante questi anni.

martedì 9 ottobre 2012

Nel Lazio sono falliti gli strumenti del potere non la Politica proposta dai lavoratori.

Dopo che giustamente la giunta Polverini è stata costretta alle dimissioni per aver implicitamente consentito lo schifo ed il degrado di cui tutti siamo stati messi a conoscenza, il PdL si è scatenato nel cercare di confondere le acque, aiutato dalla “libera stampa” e parlando di fallimento della Politica.
La “libera stampa”, in particolare, si è scatenata nel cercare di far emergere responsabilità comuni di tutti i consiglieri regionali, senza neppure cercare di indagare su chi aveva votato a favore, contro o non aveva votato i provvedimenti di spesa autorizzati dalla giunta regionale e autorizzati dal consiglio regionale. Provvedimenti che, oltre a sottrarre risorse per le necessità dei cittadini della regione Lazio, hanno consentito le malversazioni di esponenti del PdL.
Senza voler accusare, difendere o esaltare qualcuno vorrei semplicemente far notare che la denuncia di un fallimento della Politica consente di trattare tutte le responsabilità allo stesso modo. Si scopre così che chi aveva la responsabilità (e le leve) del governo è responsabile allo stesso modo di chi era all'opposizione (quindi senza strumenti diretti di intervento). Io non credo che chi ha governato (male) e chi si è opposto (male) abbiano lo stesso grado di responsabilità. Io ritengo che ci sia un fallimento della classe politica regionale di destra, centrodestra, centro e centrosinistra. Questi politicanti sono la Politica? In un sistema come il nostro la Politica è la Democrazia. Per questo non ritengo che si possa parlare di un fallimento della Politica perchè ciò aprirebbe le porte allo spettro del fallimento della democrazia con la necessità di trovare un “uomo forte” che guidi l'Italia e l'ultima volta, a conclusione di un ventennio, non ci siamo ritrovati molto bene.
Tuttavia la democrazia non è fallita perchè molti cittadini, per quanto in loro potere, cercano di partecipare all'elaborazione di una progettualità futura per il nostro Paese, sebbene i partiti di cui si parla sui giornali si occupino di leggi elettorali per limitare la scelta dei rappresentanti, nomi di candidature, primarie o ristrutturazione di nuovi ulteriori partiti (in venti anni di seconda Repubblica si sono cambiati nomi ai partiti talmente in fretta che sembrava competessero con le passerelle stagionali di moda).
Quello che il malaffare del PdL della regione Lazio ha mostrato è il fallimento di un'idea della politica intesa come strumento di potere avulso dalla rappresentanza dei cittadini. Quella che è fallita è dunque una politica che ha centrato il suo baricentro nella ricerca di una assoluta “governabilità”, costruita artificiosamente per mezzo di leggi elettorali, senza alcuna necessità di interlocuzione con l'avversario e eliminando qualsiasi controllo sugli atti degli eletti di organismi terzi.
Tuttavia la crisi di quella politica ha visto nei giorni scorsi riemergere i suoi antagonisti, i cittadini.
Chi erano quei giovani studenti che hanno manifestato nelle piazze d'italia pochi giorni fa, se non cittadini attenti al futuro del loro Paese? Chi sono i lavoratori che cercano di salvare la produttività delle proprie aziende, se non cittadini che sanno che un paese senza capacità produttiva è destinato a subire l'offensiva di altri paesi, divenendone colonia economica? Chi sono quelli che cercano di tutelare una valle in Piemonte contro l'alta velocità; quelli che non vogliono che il problema dei rifiuti sia risolto, bruciandoli; quelli che protestano per la qualità dei trasporti dei pendolari; quelli che ritengono l'acqua un bene pubblico da sottrarre al mercato, se non cittadini che progettano un nuovo Paese al cui centro non vi sia il “mercato di tutto”, ma i “diritti di tutti”? Per questi motivi il Partito della Rifondazione Comunista è presente in ogni lotta ma è completamente oscurato su qualsiasi strumento di informazione. Il potere oggi in vigore ha la necessità che non siano visibili altre alternative al di là della falsa scelta tra il neoliberismo radicale di destra e il neoliberismo temperato di sinistra.
In Italia oggi il problema non è il fallimento della politica, ma il fallimento dei meccanismi elettorali che in questi venti anni sono stati inventati per rendere i cittadini ininfluenti sin dal momento successivo al voto ed impedire che i lavoratori si potessero riconoscere come classe sociale, composita ma unitaria. Una classe sociale portatrice di uguali interessi che oggi in Parlamento non ha più nessuno che la rappresenti. Per questo tutte le lotte dei lavoratori in piazza sembrano essere mute e non ottenere alcun risultato. Per questo ogni opposizione, protesta, antagonismo, critica ai voleri del Potere in carica, viene considerato non un problema da affrontare politicamente con lo scontro tra la forza delle idee, ma un problema di ordine pubblico da affrontare con lo scontro tra forze dell'ordine ed i cittadini lavoratori e/o studenti.
Se vi è un fallimento della politica oggi, esso è rappresentato dai nostri governanti che a tutti i livelli non riescono più ad avere una interlocuzione con i governati che non sia un'imposizione, una truffa o un raggiro. PD, PdL, UdC votano tutti i provvedimenti del Governo Monti che hanno e avranno dure ripercussioni sulla qualità della vita dei lavoratori e delle loro famiglie e nello stesso tempo fanno melina per dimostrare che non è loro la responsabilità, che loro non c'erano e se c'erano dormivano, ma che domani loro faranno...
Così alla Regione Lazio prima la presidente Polverini ha consentito che si sprofondasse nel degrado morale e poi sarebbe voluta passare ai posteri come moralizzatrice.
Nel Lazio, contro tutto questo, bisogna votare al più presto per cacciare tutti quei consiglieri regionali che si sono dimostrati indegni di essere stati scelti dal voto popolare e per consentire alla politica dei cittadini lavoratori di potersi esprimere e di ricostruire una nuova agenda di priorità della nuova giunta del Lazio. In modo da salvare la sanità pubblica e non solo di abbattere il debito che ci trasciniamo dalla giunta di Storace. In modo da consentire l'avvio di uno sviluppo regionale più equilibrato, di ripristinare un trasporto pubblico degno di un grande Paese come il nostro, di intervenire sulla crisi economica che attanaglia le imprese industriali e dei servizi della nostra regione, per garantire il diritto al lavoro ed al reddito di migliaia di cittadini lavoratori.

Marco Bizzoni
Segreteria Prc “Castelli, Colleferro, Litoranea”

lunedì 8 ottobre 2012

Albano: assemblea sulle poste

Tu
Tutti negli ultimi tempi abbiamo avuto modo di lamentarci per la posta che non arriva e per le file agli sportelli postali. Non tutti sappiamo perché questo accade.
Proviamo a dare delle risposte.
Poste italiane è, dal 1998 una S.p.A, anche se l’azionista unico è il Ministero dell’Economia, la gestione è divenuta quella di una società privata che ha come primo obbiettivo il profitto al il quale si sacrificano le condizioni di lavoro dei dipendenti e la qualità del servizio offerto.
Con la trasformazione in S.p.A, si sono persi in azienda più di 100.000 posti di lavoro con conseguente aumento del carico di lavoro su chi è rimasto e una logica diminuzione della qualità del servizio offerto.
NEL RECAPITO, con la “riorganizzazione” del 2006 (la prima di forte impatto) si sono persi circa 2.500 posti di lavoro ed è iniziato il processo, ancora in atto, di accorpamento degli uffici di recapito presso i CPD; nel 2005 gli uffici di recapito erano 5.048, uno in ogni comune, nel 2011 ne erano rimasti 2.924 (dati Poste) e sono ancora in diminuzione. I CPD e i CSD spesso sono molto distanti dai comuni di riferimento e mal serviti dal trasporto pubblico, questo costringe gli utenti a percorrere anche decine di chilometri per recuperare pacchi, raccomandate e posta che non arriva. Miracolosamente, gli utili di bilancio passarono da 349 milioni di euro del 2005 a 676 nel 2006 e 843 nel 2007.
La “riorganizzazione” del luglio 2010 ha tagliato altri 5.857 posti di lavoro nel recapito ed ha portato la sostanziale cancellazione del servizio di recapito il sabato.
NEL BANCOPOSTA, tra alti e bassi, per lo più dovuti a spostamenti “di comodo” a seguito delle varie riorganizzazioni del recapito, sempre dal 2005 ad oggi, a fronte dell’eccezionale aumento dei servizi offerti, il personale è rimasto pressoché invariato (59.678 dipendenti nel 2005; 60.076 nel 2011) e, anche a causa dell’inadeguatezza delle postazioni di lavoro, non può assolutamente offrire un servizio di qualità.
Poste Italiane, da anni, ha bilanci in attivo (in milioni di euro: 904 nel 2009; 1.081 nel 2010; 846 nel 2011) ma, di questi soldi, non una lira è stata usata per migliorare le condizioni di lavoro ed il servizio.
Ora Poste italiane propone altri due progetti di “riorganizzazione” che prevedono:
  • il taglio di ulteriori 12.000 portalettere;
  • la chiusura di 1.200 uffici postali “minori” e la “razionalizzazione” (aperture a giorni alterni o comunque ridotte) per altri 600. IL TUTTO ENTRO IL 2012!! (per Poste gli uffici “minori” sono quelli che non rendono a sufficienza).
Questi interventi preparano la scomparsa di Poste italiane, in perfetta sintonia con i programmi di “liberalizzazioni” voluti dal governo e dai poteri finanziari il cui progetto è di scorporare il bancoposta da Poste per trasformarlo in una nuova banca e la cessione del servizio di recapito a tutti i soggetti, grandi e piccoli che, di volta in volta, si aggiudicheranno territori e fette di servizio.
Per i lavoratori condizioni di lavoro sempre peggiori; per gli utenti diverrà pressoché impossibile individuare i responsabili di eventuali disservizi (vale per tutti, l’esempio delle bollette dell’acqua, appaltate da un’altra società e delle quali tutti chiedevano notizie a Poste). Questa sarà la fine del servizio pubblico in quanto gli appaltatori dei vari lotti si spenderanno solo per quei contesti geografici, urbani e sociali che potranno garantire utili sicuri, infatti, scomparendo con Poste Italiane, ogni obbligo di garantire il servizio universale, l’attenzione sarà focalizzata solo sul profitto. Inoltre, venendo di fatto a mancare il soggetto pubblico, non si potrà parlare di “liberalizzazione” ma di vera e propria “privatizzazione”.
Il trionfo del profitto sulla pubblica utilità!!
Non possiamo aspettare ancora.
Il servizio di recapito per il suo ruolo di connessione sociale e il bancoposta per la funzione di tutela del piccolo risparmio che 12 milioni di italiani affidano alle poste ogni anno mediante libretti e buoni postali sono un bene di tutti.
Inoltre, forse non tutti sanno che la Cassa Depositi e Prestiti raccoglie il risparmio postale, circa 250 milioni di euro con una liquidità di 130milioni e che, da sempre, con questo denaro di tutti, offre agli enti locali mutui a tasso agevolato per opere e servizi pubblici (la gestione pubblica dell’acqua passa per la possibilità dei comuni di gestire gli acquedotti).
ANCHE PER QUESTO, PENSIAMO CHE LE POSTE ITALIANE E I SERVIZI POSTALI, DEBBANO ESSERE CONSIDERATE UN BENE COMUNE.
Mettiamo un punto fermo, per difendere quello che abbiamo e riappropriarci di quanto ci è stato tolto.
Il sindacato Cobas, da sempre vicino a lavoratori, cittadini e movimenti che praticando la democrazia diretta, difendono pezzi di diritti e di civiltà, invita tutti a partecipare all’assemblea pubblica che ci svolgerà il
10 OTTOBRE 2012 ad ALBANO LAZIALE dalle ORE 17:00 alle ORE 20:00
presso la PALAZZINA VESPIGNANI (adiacente museo civico).

COBAS DEL LAVORO PRIVATO – SETTORE POSTE.
V.le Manzoni, 55 – 00185 ROMA. Contatti: Tel. 06-77591926; 06-70452452; Cell. 340-5844687. Fax. 06-77206060.
www.cobasposte.it, e-mail: <poste@cobasposte.it>.

lunedì 1 ottobre 2012

La Presidente Polverini, dimissionata, scatena il polverone sulle sue responsabilità.

Si conclude con le dimissioni della Presidente della Regione l'esperienza di governo del centrodestra della regione Lazio. É giunto quindi il momento di fare un primo bilancio di cosa abbia significato e quale sia stata la natura di quel governo.
Come si è visto in questi anni, la giunta Polverini ha molto operato sul piano della propaganda e della polemica ma poco ha fatto rispetto alle effettive necessità del territorio.
Vediamo alcuni temi:
-I rifiuti. Prima dello scandalo che lo costringesse alle dimissioni, Marrazzo era stato anche commissario straordinario per i rifiuti e aveva presentato un piano che la neoeletta Governatrice accantonò per crearne uno più bello. Il risultato è stato che ad oggi non solo non si riesce ad affrontare il problema di trovare il sito per la nuova discarica di Roma, problema che è stato esso stesso affidato a nuovi commissari, ma in generale non c'è stata alcun tipo di riflessione su come affrontare in modo moderno, ecologico, efficace e produttivo la chiusura del ciclo dei rifiuti. Siamo passati direttamente dal medioevo degli inceneritori alla barbarie delle discariche.
  • La Sanità. Spesso come cittadini abbiamo la memoria corta, forse perchè quotidianamente impegnati nella difesa del nostro tenore di vita. Per questo ritengo che sia utile ricordare che, alla conclusione del giro di giostra che vide come Presidente della Regione Storace (centrodestra), il Lazio si ritrovò con un debito della sanità che era schizzato a 10 miliardi (forse questo è il motivo per cui fu promosso a Ministro della Sanità). Il fallimento del risanamento di quel debito da parte di Marrazzo fece sì che, al suo insediarsi, la Polverini venne nominata commissario straordinario per la Sanità, proprio per affrontare quel debito. Quali sono stati i risultati dell'azione della presidentissima? Per rientrare dal debito la commissaria Polverini pensò bene di affrontare il problema operando per la chiusura dei servizi pittosto che in quello per la chiusura degli sprechi. Infatti il taglio di 2800 posti letto ha consentito la chiusura di piccoli ospedali di prossimità e più in generale il ridimensionamento del servizio offerto ai cittadini con una disparità che ha visto i cittadini di Roma meno colpiti rispetto al resto della regione dove sono stati effettuati la maggior parte dei tagli, generando una diversa titolarità di cittadinanza. Sebbene la scelta abbia ottenuto un ridimensionamento del debito bisogna rilevare che non è stata colpita la fonte principale degli sprechi che è rappresentata dalle convenzioni regionali con la sanità privata.
  • Il lavoro. Sebbene in questi anni di crisi sarebbe stato necessario costruire progettualità ed innovazione per sostenere i tassi di occupazione e nello stesso tempo garantire reddito a chi non lavorava, il centrodestra appena insediatosi pensò bene di sbarazzarsi della legge sulla sperimentazione del reddito minimo garantito ottenuta dal Partito della Rifondazione Comunista con il centrosinistra al governo. Successivamente, di fronte alla crisi che prendeva corpo e si trasferiva dalla finanza all'economia reale la Polverini si accontentava di stare alla finestra rispetto alle crisi delle imprese, che ricordo hanno significato espulsione di forza lavoro e quindi distruzione di reddito di centinaia di lavoratori. Un minimo di intervento della regione Lazio nelle crisi delle azienda era visibile solo per quelle imprese in cui la forza dei lavoratori era tale da rompere il muro dell'informazione e diventare un problema pubblico.
  • Tasse e imposte. In questi anni la Polverini ha imposto una tassazione Irpef (pagata in pieno solo quindi da chi ha i redditi certificati come lavoratori dipendenti e pensionati) ai massimi livelli, ha inserito i ticket per i disabili ha aumentato …
Quelli sopra enunciati sono solo alcuni dei successi politici orgogliosamente rivendicati dalla Polverini come buona azione della giunta regionale.
Per quanto riguarda la vicenda dei mariuoli del PDL, che la signora Polverini oggi annuncia di mandare a casa lei con le sue dimissioni, dovrebbe spiegare ai cittadini come mai, ieri, alla richiesta di ulteriori fondi da distribuire ai partiti firmava delibere di autorizzazione che portavano quei fondi da circa 5 ad oltre 14 milioni di euro nello stesso tempo in cui tagliava i posti negli ospedali e aumentava le tasse.
Bisognerebbe poi avere più pudore nelle affermazioni, visto che se la presidentissima non si fosse dimessa sarebbe stata mandata a casa dalle dimissioni dei consiglieri di opposizione.
Che cosa accadrà adesso? Adesso la presidente Polverini ha nelle sue mani la possibilità di convocare le elezioni. Lo potrà fare nel più breve o nel più lungo tempo possibile. Io credo che sceglierà il tempo più lungo, perchè il tempo fa dimenticare il dolore anche agli innamorati figurarsi agli elettori di oggi che sono piuttosto disattenti a controllare quel che fanno i loro eletti. Basti pensare che quello che con i fondi pubblici ha comprato una Smart, in cui si è accorto di non entrare, comprandosi quindi un Suv era uno, con le sue 24.000 preferenze, tra i più votati.
Vi è oggi un compito importante per i cittadini che è quello di rifiutare la delega totale. Il Voto deve tornare ad essere il momento iniziale e finale di un processo di partecipazione e attenzione alle scelte che fanno i nostri rappresentanti.
Concludendo, lo scandalo che ha fatto cadere la giunta Polverini ha evidenziato due elementi:
  1. il risanamento della regione lo stanno facendo i lavoratori, i disoccupati ed i pensionati attraverso le tasse e la rinuncia obbligata ai servizi di cittadinanza.
  2. Quando il centrodestra viene scoperto a razzolare nel fango si giustifica dicendo che tutta la politica è sporca, “so' tutti uguali”.
Esiste una politica pulita? Io credo di sì. E' quella che, attraverso la loro partecipazione, cerca di affrontare i problemi di donne, giovani, lavoratori e pensionati come collettività e non come clientes.

Marco Bizzoni
segreteria PRC della federazione “Castelli”