Nella notte di sabato un incendio di natura dolosa è stato appiccato nel deposito mezzi della Multiservizi a Marino causando dei danni per oltre mezzo milione di euro.
I mezzi inoltre per una ovvia grave mancanza da parte dell'amministrazione non sono mai stati assicurati pertanto il danno verrà ripagato dalla cittadinanza.
Oltre al danno materiale che la cittadinanza ha subito non possiamo non indugiare sulla natura del gesto che non possiamo archiviare come un puro e semplice atto vandalico.
Dietro a questo gesto organizzato non possiamo non scorgere un messaggio intimidatorio, una "ritualità" tipica delle associazioni malavitose che in questi ultimi anni stanno sempre più prepotentemente prendendo piede nel nostro territorio come esposto anche dall'associazione Libera durante un convegno tenutosi proprio a Marino pochi mesi fa.
Se il nostro sospetto dovesse venire confermato è compito della politica, soprattutto da parte di chi amministra oggi il comune di Marino, dare una risposta forte e decisa per respingere questi attacchi, queste intimidazioni e infiltrazioni
Controinformazione dai comuni di:
Frascati, Grottaferrata, Marino, Castelgandolfo, Albano, Ariccia, Genzano, Lanuvio, Nemi, Velletri, Monteporzio Catone, Montecompatri, Rocca di Papa, Rocca Priora.
Frascati, Grottaferrata, Marino, Castelgandolfo, Albano, Ariccia, Genzano, Lanuvio, Nemi, Velletri, Monteporzio Catone, Montecompatri, Rocca di Papa, Rocca Priora.
mercoledì 31 ottobre 2012
martedì 23 ottobre 2012
Lazio, votare presto per realizzare politiche di sostegno al lavoro e diritto al reddito.
A quasi un mese
dalla chiusura della consiliatura regionale, a causa delle dimissioni
forzate della Presidente, non è ancora stato fatto nulla e si è
ancora nell'incertezza sulla data delle elezioni. Questa situazione
non fa certo bene alla democrazia, nè ai lavoratori che stanno
aspettando dalla Regione risposte ed impegni che solo un governo in
carica può dare, ma da cui dipendono redditi, dignità, futuro di
molte famiglie e di molti cittadini del Lazio.
La richiesta delle
elezioni nel più breve tempo possibile che, come Partito della
Rifondazione Comunista insieme a tutta la vecchia opposizione,
avanziamo, non è quindi la voglia di “vincere facile” come
recentemente ha affermato un'esponente della vecchia e
squalificata maggioranza. Ma è la piena consapevolezza dei guasti
che l'assenza di governo produce nella vita quotidiana dei cittadini
del Lazio. Noi non crediamo che le elezioni siano un gioco in cui si
vince o si perde, come sembra abbiano insegnato gli ultimi venti anni
di maggioritario e di Berlusconismo. Noi crediamo che le elezioni
siano un momento in cui i cittadini possano esprimere totalmente il
loro protagonismo politico scegliendo idee, persone e programmi. In
questo contesto quella che dovrebbe vincere è la collettività,
perchè comunque maggioranza ed opposizione risultanti dalle elezioni
dovrebbero collaborare o scontrarsi per realizzare il meglio per i
cittadini rappresentati.
Tuttavia a volte
anche nelle istituzioni, piuttosto che consentire ad altri di andare
avanti dopo che si è fallito, si prefererisce come fanno i bambini,
portarsi a casa il pallone ed impedire a tutti di riprendere
l'attività. Questo è ciò che sta facendo la Presidente della
regione Lazio in questo momento. Ma quest'atteggiamento
irresponsabile, attento solo alle esigenze personali di visibilità e
di carriera politica nazionale della Presidente, ha un costo sociale
elevatissimo che verrà pagato purtroppo dai lavoratori ed dalle
lavoratrici.
Pensiamo infatti
quali saranno gli esiti in questo periodo di crisi, aggravata dalla
politica di austerità e tagli del governo Monti, dell'assenza di una
politica del lavoro regionale su cui basare una crescita delle
opportunità lavorative e di reddito. Senza un governo in carica non
è possibile progettare e portare avanti politiche del lavoro in
grado di dare respiro a chi ogni giorno si sente sul limite del
baratro economico. Senza un governo in carica non è possibile
operare per cercare di costruire opportunità, per recuperare quella
forza lavoro che è talmente sfiduciata da non cercare nemmeno più
lavoro. Senza governo non si possono elaborare strategie in grado di
ridare speranza ad una generazione di giovani, che pensano che la
parola lavoro sia un'espressione mitologica. Una generazione i cui
esponenti più “fortunati” hanno si un lavoro ma sempre declinato
con espressioni che ne limitano e peggiorano il significato (lavoro
in affitto, lavoro precario, lavoro a chiamata, stage, lavoro nero).
Il PRC chiede di andare alle elezioni perchè vuole proporre una
politica che si contrapponga a quella portata avanti sino a questo
momento, la quale purchè si generasse lavoro accettava la
privatizzazione dei profitti e la socializzazione dei costi. I
risultati di quella politica sono visibili attraverso l'avvelenamento
di Colleferro e della Valle del Sacco, la devastazione edilizia dei
Castelli Romani e del litorale, la progressiva deindustrializzazione
di intere aree produttive del territorio laziale, lasciate
trasformare in zone improduttive ma adatte alla speculazione
edilizia.
Come Rifondazione
proponiamo che la Regione Lazio costruisca un proprio piano per il
lavoro che, utilizzando anche i fondi europei, incentivi una politica
del lavoro che abbia al suo centro le esigenze del cittadino
lavoratore. Una politica del lavoro che, come nelle più moderne
società europee, garantisca reddito alle lavoratrici ed ai
lavoratori sottraendoli al ricatto ed allo sfruttamento. Una politica
del lavoro che, al contrario di quanto avviene oggi, con la ricerca
verso il più basso costo del lavoro, supporti e sostenga quelle
aziende che si pongono di fronte alla sfida del mercato globale
nell'ottica di una competizione incentrata sull'innovazione
produttiva e nella ricerca della qualità. Una politica che tra le
sue priorità abbia la tutela delle tipicità produttive e del
territorio. La necessità della costruzione di una politica del
lavoro è solo uno dei motivi per cui Rifondazione Comunista ritene
che si debba poter andare al voto nel più breve tempo possibile. I
lavoratori e le lavoratrici devono, al più presto, poter scegliere i
propri rappresentanti, ed un governo in grado portare avanti un
progetto che assicurari il benessere delle comunità del Lazio.
Marco Bizzoni
Segreteria PRC
“Castelli, Colleferro, Litoranea”
giovedì 18 ottobre 2012
LA LOTTA ADDOLCISCE LA MONTEBOVI
Il Partito della
Rifondazione Comunista di Lanuvio e Campoleone accoglie con piacere il comunicato stampa redatto dalle organizzazioni
sindacali e l’azienda dolciaria Montebovi il 18 ottobre, che prevede il ritiro
delle ferie forzate per i 22 lavoratori che avevano ricevuto le lettere e un
tavolo di trattativa a partire dal 19 ottobre per trattare con l’azienda come
regolare i cicli di cassa integrazione ordinaria per tutti e 90 i dipendenti
dello stabilimento di Lanuvio.
La lotta dei lavoratori è iniziata il 15 ottobre, giorno in cui è stato
indetto sciopero generale delle maestranze e presidio davanti alla fabbrica in
Via Nettunense per manifestare il loro dissenso rispetto alle scelte della
società.
Dall’ inizio del mese i lavoratori si sono trovati improvvisamente in una
situazione difficilissima, con parte dello stabilimento affittato a una nuova
società e 22 dipendenti messi in ferie forzate in attesa di ulteriori
evoluzioni.
Dopo l’opposizione da parte dei lavoratori e la richiesta di un tavolo di
trattativa la situazione non sembrava risolversi in maniera equa, visto che la Montebovi non intendeva
ripensare l’affitto del ramo d’azienda e pensava a una cassa integrazione solo
per i lavoratori che erano stati messi in ferie forzate.
Noi pensiamo che questo sia solo l’ennesimo caso di padroni che agiscono
solo in base alla LOGICA DEL PROFITTO, passando sopra a vite, famiglie e
comunità, per questo ci siamo schierati da subito al fianco dei lavoratori non
solo a parole ma anche con i fatti mettendo a disposizione, se lo lotta fosse
proseguita, le nostre forze, le nostre strutture e i nostri mezzi di
comunicazione.
Ribadiamo la nostra soddisfazione in merito all’accordo e notiamo con
piacere che l’unità e la solidarietà tra lavoratori rimane sempre lo strumento
più efficace per combattere i padroni e lo loro logiche capitalistiche, ma,
qualora la trattativa risaltasse di nuovo siamo pronti a schierarci al fianco
dei dipendenti e a proseguire con loro la mobilitazione.
Segretario della Rifondazione Comunista
di Lanuvio e Campoleone
Fabio Pesoli
martedì 16 ottobre 2012
Al fianco dei lavoratori Montebovi
La Federazione della Sinistra di Lanuvio e Campoleone esprime il suo appoggio alla lotta dei lavoratori della Montebovi Spa, che da ieri sono in sciopero davanti ai cancelli della fabbrica , visto che dopo i 15 licenziamenti di agosto scorso e dopo la rateazione della mensilità da settembre, l’azienda ha intenzione di terziarizzare, costituendo una nuova società, parte della produzione e di cedere a questa più della metà dei lavoratori.
La Fds appoggerà e sosterrà i lavoratori sino alla fine!
domenica 14 ottobre 2012
I lavoratori del Lazio subiscono danni su danni dalle scelte della Polverini.
A conclusione del
disastro morale della “giunta Polverini”, si sta aggiungendo il
disastro sanitario generato dal processo di risanamento stabilito dal
“Commissario della sanità laziale Polverini”. Dopo tante
promesse della ex presidente della Regione Lazio sulla riapertura, ad
esempio, del pronto soccorso a Marino, quella che la realtà ci sta
consegnando è una crisi gravissima della sanità nei Castelli
Romani.
Una crisi che nasce
nell'ambito di una pervicace volontà di assicurare una gestione
della sanità pubblica avulsa dalle necessità di programmazione del
territorio ma sottoposta alle esigenze politiche di chi governava.
Questa volontà, frustrata a volte dalla razionalità delle scelte
necessarie, ha comunque prodotto i suoi guasti esprimibili in ritardi
e confusione, che comunque hanno un effetto economico negativo.
Colei che, travolta
dallo scandalo della malagestione politica per culpa in vigilando
si voleva rappresentare come eroina dei cittadini onesti e stufi
dei politici corrotti, invece di prendere atto della fine ingloriosa
dell'indirizzo politico che ha dato alla regione Lazio, persevera
nel generare guasti rimanendo attaccata alla propria poltrona e
giustificando quest'atto come quello più responsabile ed economico
per l'ente regione che comunque dovrà subire per causa sua e della
sua maggioranza di centrodestra il costo di un'elezione anticipata.
Ma è proprio così?
Rimandando le elezioni si risparmierebbero effettivamente milioni di
euro?
É vero le elezioni
costano, ma facendo i conti con il risparmio che si avrebbe solo
sugli indennizzi dei consiglieri regionali, che li percepiscono senza
non dover più fare nulla dal momento delle dimissioni del Presidente
della regione, si risparmierebbe il doppio della cifra necessaria a
consentire lo svolgimento delle elezioni. Non solo, ma in un momento
di crisi come quello che stiamo vivendo, lasciare la Regione in
regime di amministrazione ordinaria significa tenere bloccati milioni
di euro di risorse economiche che potrebbero essere spesi per
alleviare le difficoltà economiche dei lavoratori, stretti nella
morza della crisi.
A tutto ciò bisogna
aggiungere l'irresponsabilità con cui si lasciano senza risposte le
richieste di aiuto provenienti da realtà sanitarie in difficoltà,
come quella del Pronto Soccorso dell'Ospedale di Albano Laziale. Una
realtà che, dopo l'accorpamento dei pronto soccorsi di Genzano e
Marino: ha dovuto operare nell'ambito di locali divenuti estremamente
insufficienti alle necessità del servizio. vista l'accresciuta
quantità degli interventi. Oggi i lavori di ampliamento e
riqualificazione della struttura di tale importantissimo presidio
sono interrotti; non è dato sapere neanche dove siano state allocate
le risorse umane che operavano nei presidi di Genzano e di Marino e
il motivo della crisi di personale medico ed infermieristico che si
sta verificando. Chi, se non la Politica, può dare una risposta
positiva alle necessità di questo servizio che, ricordiamo, è
l'ultimo presidio di urgenza per una popolazione di oltre 200 mila
cittadini? Chi, se non un rinnovato Presidente e Consiglio Regionale,
può e deve intervenire ad affrontare questo problema che pesa sulla
qualità della vita dei lavoratori dei comuni di Pomezia, Albano,
Marino, Castelgandolfo, Ariccia e Genzano? Per questi motivi il
Partito della Rifondazione Comunista della federazione “Castelli”
ritiene inequivocabilmente urgente e necessario che siano indette la
elezioni per il rinnovo degli organismi istituzionali della regione
Lazio. I cittadini ed i lavoratori debbono poter scegliere i loro
rappresentanti per affrontare e risolvere tutte le questioni che le
dimissioni dell'ex Presidente Polverini hanno lasciato in sospeso.
Questioni, come si è visto, che hanno effetti rilevanti e che
influiscono pesantemente sulla qualità della vita, sui diritti di
cittadinanza e quindi sul futuro dei lavoratori del Lazio.
Marco Bizzoni
Segreteria PRC
“Castelli, Colleferro, Litoranea”
giovedì 11 ottobre 2012
Lanuvio: Maggioranza ed opposizione continuano ad attaccarsi dalle rispettive bacheche. Volano ricatti ed accuse sul revisore dei conti: ma le proposte politiche dove sono?
Sembrava un punto all’ordine del giorno della seduta di consiglio del 4 settembre simile a molti altri, quella sulla nomina del revisore dei conti. Nelle due settimane successive, invece, ha alimentato una polemica che ha riempito le bacheche e la bocca di chi si interessa (in varia misura) della politica cittadina.
L’ultimo consiglio comunale, dove ancora una volta risultava assente Aurelio Gozzi, ha avuto come ideale filo conduttore i conti con il passato. I conti con il passato della scorsa amministrazione, che dopo alcune interrogazioni su temi che ben conoscono (la questione arsenico ed i problemi del parco fotovoltaico di via Piastrarelle) si sono sentiti rispondere dal capogruppo Volpi che le loro responsabilità sono forti in merito, dato che “non siamo né su Marte né sulla Luna”; i conti sul passato del sindaco Leoni che, durante l’approvazione del protocollo di collaborazione Lanuvio-Aprilia per una pattuglia di Polizia Locale unificata, a sua precisa domanda si è sentito rispondere dalla comandante Velletrani che il bando regionale per la cooperazione intercomunale cui si sta concorrendo è emanato da diversi anni dalla Regione Lazio, ma è la prima volta che Lanuvio vi concorre; i conti con il passato di alcuni membri dell’Amministrazione, che durante la votazione del nuovo Revisore dei Conti (scelto dal Sindaco in persona) hanno dovuto difendersi dall’accusa di conflitto d’interessi, visto che il prescelto, Massimo Petruzzi, è il dottore commercialista che lavora nello studio dell’Assessore al Bilancio Aleardo Semprucci.
Sembrava finita alla chiusura della seduta, ma nei giorni successivi la questione del revisore si è spostata dai banchi consiliari alle bacheche dei partiti. Tutto è iniziato con un manifesto denuncia firmato dall’intero gruppo consiliare “Insieme per Lanuvio”, che rendeva pubblico quanto già detto durante la seduta e denunciava la vicinanza eccessiva tra controllore e controllato. Manifesto seguito da una risposta più articolata da parte del PD, corredata da una foto della targa dello studio di Petruzzi e Semprucci.
La risposta da parte di Lanuvio per la Democrazia non è stata leggera: dopo aver dato conto dell’avvenuta rinuncia da parte di Petruzzi alla carica, un dazebao respingeva le accuse al mittente, puntando il dito su altri presunti casi di promozioni indebite a carico delle passate amministrazioni di centrosinistra, concentrandosi nello specifico sulla promozione a caposettore di Rossana Varesi. Promozione incriminata in quanto la dipendente comunale era ed è tuttora moglie dell’ex sindaco Rossano De Santis. Ai toni bellicosi di questo comunicato si aggiungeva una specifica minaccia: se la dipendente non si fosse dimessa dall’incarico di caposettore, avrebbe pensato l’attuale amministrazione a rimuoverla. Ha avuto gioco facile il PD nel controbattere sottolineando i modi di stampo fascista che trasparivano dal manifesto.
Il dazebao di minacce è però risultato eccessivo anche per una parte della maggioranza. Ne è testimone il fatto che al ritorno di alcuni esponenti della giunta da una missione a Centuripe, il manifesto è stato sostituito frettolosamente con un altro aperto da un elegante motto genzanese, un disegno di Pinocchio e uno sbrigativo invito a non “buttarla in caciara” (citazione letterale dal manifesto), non citando affatto la non tanto velata minaccia del precedente.
Cosa rimane di tutta questa storia? A nostro avviso, il semplice fatto che in questa guerra di manifesti è rimasta indietro la politica. In quattro mesi di amministrazione, oltre all’aumento delle tasse comunali ed alla chiusura di alcuni spazi pubblici e ricreativi, non abbiamo sentito proposte costruttive e concrete sul futuro di Lanuvio. Non è dato sapere, ad esempio, quale sia la posizione dell’amministrazione sulla imminente costituzione dell’area metropolitana romana, e contro il quale si è già schierato qualche comune vicino come Velletri (che piuttosto preferirebbe trasferirsi sotto la provincia Frosinone-Latina). Tutto tace anche sulle questioni urbanistiche, sui servizi alla persona, su tutte quelle scelte di prospettiva che delineeranno il futuro del comune. E non è d’aiuto l’opposizione consiliare, che seduta dopo seduta si limita a presentare emendamenti marginali o inefficaci.
Quanto dovremo ancora aspettare, quindi, che maggioranza ed opposizione smettano di farsi la guerra di cartapesta sulle bacheche ed inizino a pensare in prospettiva al futuro concreto di Lanuvio?
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La Riforma del Lavoro
Fornero
L’avevano paventata come una norma fondamentale per la crescita, invece ha portato solo recessione e perdita
di diritti acquisiti!
Non è passato neanche un’ anno, ma il “Governo dei Tecnici” ha già fatto ben capire da che parte sta! Dopo aver distrutto lo stato sociale con la Riforma delle pensioni, generando incertezza tra chi era prossimo all’età pensionabile, creando centinaia di migliaia di “Esodati” (termine venuto alla ribalta all’inizio del 2012, dopo che la riforma ha lasciato senza pensione e senza ammortizzatori sociali moltissimi lavoratori), non poteva mancare lo smembramento del diritto del lavoro.
La L. 92/2012 è entrata in vigore
il 18 luglio 2012 e sicuramente la parte più rilevante è senz’altro il raggiro
dell’ art. 18 della L. 300/1970 e cioè dello Statuto dei Lavoratori: prima le aziende con più di 15 dipendenti
per licenziare dovevano avere un motivo oggettivo e giustificato e se il
giudice lo riteneva illegittimo disponeva la reintegra immediata sul lavoro con
la corresponsione di tutte le mensilità dalla data della cessazione a quella
della reintegra; oggi invece se una datore di lavoro licenzia asserendo nella
lettera che il licenziamento è per motivi
economici, la reintegra non è più prevista, ma solo un’indennità economica
tra 12 e 24 mensilità, stabilita dal giudice.
Solo nel caso di licenziamenti
discriminatori o per manifesta infondatezza è prevista la reintegra, ma per quelli discriminatori
(pensiero politico, donne in gravidanza, gusti sessuali, credo religioso ecc.)
era già prevista in precedenza, mentre per i secondi non è dato sapere su quali
criteri si attesti la “manifesta infondatezza”.
Altro punto discutibile è quello
dei contratti a tempo determinato e di somministrazione di lavoro che dal
gennaio 2013 potranno essere acausali:
prima si poteva impugnare un contratto con causali aleatorie (ad esempio:
picchi di lavoro) e richiedere la reintegra del lavoratore; ora invece i
contratti senza la causale saranno all’ordine del giorno e genereranno solo più
precarietà e minori certezze sul futuro di tutti.
Volevano a tutti i costi questa
riforma del lavoro, all’inizio
asserivano anche che sarebbero diminuite le forme contrattuali precarie, invece
delle 40 e più tipologie è stato tolto solo il contratto di inserimento, che
alla fine del periodo stabilito portava alla stabilizzazione del lavoratore.
Infine gli ammortizzatori sociali
sono stati tutti o modificati, o sostituiti o addirittura eliminati: dal 2013
la CIGS (cassa integrazione straordinaria) sarà allargata a più comparti, ma
dal 2016 sarà ABOLITA; da gennaio
2013 l’ indennità di disoccupazione sarà sostituita dall’ ASPI (assicurazione
sociale per l’impiego) che aumenta di durata (12 mesi per chi ha meno di 55
anni e 18 mesi per chi ne ha più di 55), ma lascia stabili gli importi erogati;
l’indennità di disoccupazione a requisiti ridotti sarà sostituita dalla mini
–ASPI e per richiederla serviranno 13 settimane versate nell’anno precedente.
Insomma, dopo queste brevi
anticipazioni, consiglio a tutti gli interessati di informarsi o presso il loro
sindacato o presso il loro consulente del lavoro delle novità portate dalla
riforma, ma invito TUTTI a firmare ai
banchetti che da ottobre prossimo troverete in tutte le città, per indire un
referendum per la reintroduzione tout court dell’art. 18 e l’abolizione
dell’art. 8 della “manovra di ferragosto” che favorisce la contrattazione di
secondo livello (azienda – lavoratore) in barba al Contratto collettivo
nazionale!
Fabio Pesoli - Prc Lanuvio
mercoledì 10 ottobre 2012
Albano: Servizio mensa: attiva la pagina trasparenza
Nella pagina, ancora in costruzione, si possono trovare informazioni sul menu in vigore, il capitolato d'appalto, gli avvisi da parte dall'assessorato alla Pubblica Istruzione, la modulistica e la modalità di pagamento del servizio di refezione scolastica.
Contemporaneamente, sono partiti anche i primi controlli della Commissione mensa, un importante traguardo raggiunto dall'amministrazione e che permetterà di avere un controllo continuo sulla qualità dei cibi. I controlli avverranno sia nei locali di refezione scolastica degli istituti sia nel centro di cottura. Negli ultimi due mesi la commissione mensa ha lavorato anche sul menu invernale, che partirà dal 1° novembre, apportando delle modifiche considerevoli, basate sulle linee guida ministeriali. Linee guida che hanno l'obiettivo cardine di utilizzare la ristorazione scolastica come strumento per promuovere la salute e un corretto stile di vita e di combattere la sempre più dilagante obesità infantile.
Oltre agli indirizzi dettati dal Ministero il punto di riferimento del Comune è stato il capitolato d'appalto, nonché tutti i suggerimenti giunti dai genitori e dagli insegnati durante questi anni.
martedì 9 ottobre 2012
Nel Lazio sono falliti gli strumenti del potere non la Politica proposta dai lavoratori.
Dopo che giustamente
la giunta Polverini è stata costretta alle dimissioni per aver
implicitamente consentito lo schifo ed il degrado di cui tutti siamo
stati messi a conoscenza, il PdL si è scatenato nel cercare di
confondere le acque, aiutato dalla “libera stampa” e parlando di
fallimento della Politica.
La “libera
stampa”, in particolare, si è scatenata nel cercare di far
emergere responsabilità comuni di tutti i consiglieri regionali,
senza neppure cercare di indagare su chi aveva votato a favore,
contro o non aveva votato i provvedimenti di spesa autorizzati dalla
giunta regionale e autorizzati dal consiglio regionale. Provvedimenti
che, oltre a sottrarre risorse per le necessità dei cittadini della
regione Lazio, hanno consentito le malversazioni di esponenti del
PdL.
Senza voler
accusare, difendere o esaltare qualcuno vorrei semplicemente far
notare che la denuncia di un fallimento della Politica consente di
trattare tutte le responsabilità allo stesso modo. Si scopre così
che chi aveva la responsabilità (e le leve) del governo è
responsabile allo stesso modo di chi era all'opposizione (quindi
senza strumenti diretti di intervento). Io non credo che chi ha
governato (male) e chi si è opposto (male) abbiano lo stesso grado
di responsabilità. Io ritengo che ci sia un fallimento della classe
politica regionale di destra, centrodestra, centro e centrosinistra.
Questi politicanti sono la Politica? In un sistema come il nostro la
Politica è la Democrazia. Per questo non ritengo che si possa
parlare di un fallimento della Politica perchè ciò aprirebbe le
porte allo spettro del fallimento della democrazia con la necessità
di trovare un “uomo forte” che guidi l'Italia e l'ultima volta, a
conclusione di un ventennio, non ci siamo ritrovati molto bene.
Tuttavia la
democrazia non è fallita perchè molti cittadini, per quanto in loro
potere, cercano di partecipare all'elaborazione di una progettualità
futura per il nostro Paese, sebbene i partiti di cui si parla sui
giornali si occupino di leggi elettorali per limitare la scelta dei
rappresentanti, nomi di candidature, primarie o ristrutturazione di
nuovi ulteriori partiti (in venti anni di seconda Repubblica si sono
cambiati nomi ai partiti talmente in fretta che sembrava competessero
con le passerelle stagionali di moda).
Quello che il
malaffare del PdL della regione Lazio ha mostrato è il fallimento di
un'idea della politica intesa come strumento di potere avulso dalla
rappresentanza dei cittadini. Quella che è fallita è dunque una
politica che ha centrato il suo baricentro nella ricerca di una
assoluta “governabilità”, costruita artificiosamente per mezzo
di leggi elettorali, senza alcuna necessità di interlocuzione con
l'avversario e eliminando qualsiasi controllo sugli atti degli eletti
di organismi terzi.
Tuttavia la crisi di
quella politica ha visto nei giorni scorsi riemergere i suoi
antagonisti, i cittadini.
Chi erano quei
giovani studenti che hanno manifestato nelle piazze d'italia pochi
giorni fa, se non cittadini attenti al futuro del loro Paese? Chi
sono i lavoratori che cercano di salvare la produttività delle
proprie aziende, se non cittadini che sanno che un paese senza
capacità produttiva è destinato a subire l'offensiva di altri
paesi, divenendone colonia economica? Chi sono quelli che cercano di
tutelare una valle in Piemonte contro l'alta velocità; quelli che
non vogliono che il problema dei rifiuti sia risolto, bruciandoli;
quelli che protestano per la qualità dei trasporti dei pendolari;
quelli che ritengono l'acqua un bene pubblico da sottrarre al
mercato, se non cittadini che progettano un nuovo Paese al cui centro
non vi sia il “mercato di tutto”, ma i “diritti di tutti”?
Per questi motivi il Partito della Rifondazione Comunista è presente
in ogni lotta ma è completamente oscurato su qualsiasi strumento di
informazione. Il potere oggi in vigore ha la necessità che non siano
visibili altre alternative al di là della falsa scelta tra il
neoliberismo radicale di destra e il neoliberismo temperato di
sinistra.
In Italia oggi il
problema non è il fallimento della politica, ma il fallimento dei
meccanismi elettorali che in questi venti anni sono stati inventati
per rendere i cittadini ininfluenti sin dal momento successivo al
voto ed impedire che i lavoratori si potessero riconoscere come
classe sociale, composita ma unitaria. Una classe sociale portatrice
di uguali interessi che oggi in Parlamento non ha più nessuno che la
rappresenti. Per questo tutte le lotte dei lavoratori in piazza
sembrano essere mute e non ottenere alcun risultato. Per questo ogni
opposizione, protesta, antagonismo, critica ai voleri del Potere in
carica, viene considerato non un problema da affrontare politicamente
con lo scontro tra la forza delle idee, ma un problema di ordine
pubblico da affrontare con lo scontro tra forze dell'ordine ed i
cittadini lavoratori e/o studenti.
Se vi è un
fallimento della politica oggi, esso è rappresentato dai nostri
governanti che a tutti i livelli non riescono più ad avere una
interlocuzione con i governati che non sia un'imposizione, una truffa
o un raggiro. PD, PdL, UdC votano tutti i provvedimenti del Governo
Monti che hanno e avranno dure ripercussioni sulla qualità della
vita dei lavoratori e delle loro famiglie e nello stesso tempo fanno
melina per dimostrare che non è loro la responsabilità, che loro
non c'erano e se c'erano dormivano, ma che domani loro faranno...
Così alla Regione
Lazio prima la presidente Polverini ha consentito che si sprofondasse
nel degrado morale e poi sarebbe voluta passare ai posteri come
moralizzatrice.
Nel Lazio, contro
tutto questo, bisogna votare al più presto per cacciare tutti quei
consiglieri regionali che si sono dimostrati indegni di essere stati
scelti dal voto popolare e per consentire alla politica dei cittadini
lavoratori di potersi esprimere e di ricostruire una nuova agenda di
priorità della nuova giunta del Lazio. In modo da salvare la sanità
pubblica e non solo di abbattere il debito che ci trasciniamo dalla
giunta di Storace. In modo da consentire l'avvio di uno sviluppo
regionale più equilibrato, di ripristinare un trasporto pubblico
degno di un grande Paese come il nostro, di intervenire sulla crisi
economica che attanaglia le imprese industriali e dei servizi della
nostra regione, per garantire il diritto al lavoro ed al reddito di
migliaia di cittadini lavoratori.
Marco Bizzoni
Segreteria Prc
“Castelli, Colleferro, Litoranea”
lunedì 8 ottobre 2012
Albano: assemblea sulle poste
Tu
Tutti negli ultimi tempi
abbiamo avuto modo di lamentarci per la posta che non arriva e per le
file agli sportelli postali. Non tutti sappiamo perché questo
accade.
Proviamo a dare delle
risposte.
Poste italiane è, dal 1998
una S.p.A, anche se
l’azionista unico è il Ministero
dell’Economia, la
gestione è divenuta quella di una società privata che ha come primo
obbiettivo il profitto
al il quale si sacrificano le condizioni di lavoro dei dipendenti e
la qualità del servizio offerto.
Con la trasformazione in
S.p.A, si sono persi
in azienda più di 100.000 posti di lavoro con conseguente aumento
del carico di lavoro su chi è rimasto e una logica diminuzione
della qualità del servizio offerto.
NEL RECAPITO,
con la
“riorganizzazione”
del 2006 (la prima
di forte impatto) si sono persi circa 2.500 posti di lavoro ed è
iniziato il processo,
ancora in atto, di
accorpamento degli
uffici di recapito presso i CPD;
nel 2005 gli uffici
di recapito erano 5.048, uno in ogni comune, nel 2011 ne erano
rimasti 2.924 (dati Poste) e sono ancora in diminuzione.
I CPD e i CSD spesso sono molto distanti dai comuni di riferimento e
mal serviti dal trasporto pubblico, questo
costringe gli utenti a percorrere anche decine di chilometri per
recuperare
pacchi, raccomandate e posta che non arriva. Miracolosamente,
gli utili di bilancio passarono da 349 milioni di euro del 2005 a 676
nel 2006 e 843 nel 2007.
La “riorganizzazione”
del luglio 2010 ha
tagliato altri 5.857 posti di lavoro nel recapito ed ha
portato la sostanziale cancellazione del servizio di recapito il
sabato.
NEL BANCOPOSTA,
tra alti e bassi, per lo più dovuti a spostamenti “di comodo” a
seguito delle varie riorganizzazioni del recapito, sempre dal 2005 ad
oggi, a fronte
dell’eccezionale aumento dei servizi offerti,
il personale è
rimasto pressoché invariato (59.678
dipendenti nel 2005; 60.076 nel 2011)
e, anche a causa
dell’inadeguatezza delle postazioni di lavoro, non può
assolutamente offrire un servizio di qualità.
Poste Italiane, da anni, ha
bilanci in attivo
(in milioni di euro: 904
nel 2009; 1.081 nel 2010; 846 nel 2011)
ma, di questi soldi, non una lira è stata usata per migliorare le
condizioni di lavoro ed il servizio.
Ora Poste italiane propone
altri due progetti di “riorganizzazione”
che prevedono:
- il taglio di ulteriori 12.000 portalettere;
- la chiusura di 1.200 uffici postali “minori” e la “razionalizzazione” (aperture a giorni alterni o comunque ridotte) per altri 600. IL TUTTO ENTRO IL 2012!! (per Poste gli uffici “minori” sono quelli che non rendono a sufficienza).
Questi interventi preparano la
scomparsa di Poste
italiane, in perfetta sintonia con i programmi di “liberalizzazioni”
voluti dal governo e dai poteri finanziari
il cui progetto è di
scorporare il bancoposta
da Poste per trasformarlo in una nuova banca e la cessione del
servizio di recapito a tutti i soggetti, grandi e piccoli che, di
volta in volta, si aggiudicheranno territori e fette di servizio.
Per i lavoratori condizioni di
lavoro sempre peggiori; per
gli utenti diverrà pressoché impossibile individuare i responsabili
di eventuali disservizi (vale
per tutti, l’esempio delle bollette dell’acqua, appaltate da
un’altra società e delle quali tutti chiedevano notizie a Poste).
Questa sarà la fine del servizio pubblico in quanto gli appaltatori
dei vari lotti si spenderanno solo per quei contesti geografici,
urbani e sociali che potranno garantire utili sicuri, infatti,
scomparendo con Poste Italiane, ogni obbligo di garantire il servizio
universale, l’attenzione sarà focalizzata solo sul profitto.
Inoltre, venendo di fatto a mancare il soggetto pubblico, non si
potrà parlare di “liberalizzazione” ma di vera e propria
“privatizzazione”.
Il trionfo del profitto
sulla pubblica utilità!!
Non possiamo aspettare
ancora.
Il servizio di recapito
per il suo ruolo di connessione sociale e
il bancoposta per la
funzione di tutela del piccolo risparmio che 12 milioni di italiani
affidano alle poste ogni anno mediante libretti e buoni postali sono
un bene di tutti.
Inoltre,
forse non tutti sanno che la
Cassa Depositi e Prestiti raccoglie il risparmio postale, circa 250
milioni di euro con
una liquidità di 130milioni e che, da sempre, con
questo denaro di tutti, offre agli enti locali mutui a tasso
agevolato per opere e servizi pubblici
(la gestione pubblica
dell’acqua passa per la possibilità dei comuni di gestire gli
acquedotti).
ANCHE PER QUESTO, PENSIAMO
CHE LE POSTE ITALIANE E I SERVIZI POSTALI, DEBBANO ESSERE CONSIDERATE
UN BENE COMUNE.
Mettiamo un punto fermo, per
difendere quello che abbiamo e riappropriarci di quanto ci è stato
tolto.
Il sindacato Cobas, da sempre
vicino a lavoratori, cittadini e movimenti che praticando la
democrazia diretta, difendono pezzi di diritti e di civiltà, invita
tutti a partecipare all’assemblea pubblica che ci svolgerà il
10
OTTOBRE 2012 ad ALBANO LAZIALE dalle ORE 17:00 alle ORE 20:00
presso
la PALAZZINA VESPIGNANI (adiacente museo civico).
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COBAS DEL LAVORO PRIVATO
– SETTORE POSTE.
V.le Manzoni, 55 – 00185
ROMA. Contatti: Tel. 06-77591926; 06-70452452; Cell. 340-5844687.
Fax. 06-77206060.
www.cobasposte.it,
e-mail: <poste@cobasposte.it>.
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lunedì 1 ottobre 2012
La Presidente Polverini, dimissionata, scatena il polverone sulle sue responsabilità.
Si conclude con le dimissioni della
Presidente della Regione l'esperienza di governo del centrodestra
della regione Lazio. É giunto quindi il momento di fare un primo
bilancio di cosa abbia significato e quale sia stata la natura di
quel governo.
Come si è visto in questi anni, la
giunta Polverini ha molto operato sul piano della propaganda e della
polemica ma poco ha fatto rispetto alle effettive necessità del
territorio.
Vediamo alcuni temi:
-I rifiuti. Prima dello scandalo
che lo costringesse alle dimissioni, Marrazzo era stato anche
commissario straordinario per i rifiuti e aveva presentato un piano
che la neoeletta Governatrice accantonò per crearne uno più bello.
Il risultato è stato che ad oggi non solo non si riesce ad
affrontare il problema di trovare il sito per la nuova discarica di
Roma, problema che è stato esso stesso affidato a nuovi commissari,
ma in generale non c'è stata alcun tipo di riflessione su come
affrontare in modo moderno, ecologico, efficace e produttivo la
chiusura del ciclo dei rifiuti. Siamo passati direttamente dal
medioevo degli inceneritori alla barbarie delle discariche.
- La Sanità. Spesso come cittadini abbiamo la memoria corta, forse perchè quotidianamente impegnati nella difesa del nostro tenore di vita. Per questo ritengo che sia utile ricordare che, alla conclusione del giro di giostra che vide come Presidente della Regione Storace (centrodestra), il Lazio si ritrovò con un debito della sanità che era schizzato a 10 miliardi (forse questo è il motivo per cui fu promosso a Ministro della Sanità). Il fallimento del risanamento di quel debito da parte di Marrazzo fece sì che, al suo insediarsi, la Polverini venne nominata commissario straordinario per la Sanità, proprio per affrontare quel debito. Quali sono stati i risultati dell'azione della presidentissima? Per rientrare dal debito la commissaria Polverini pensò bene di affrontare il problema operando per la chiusura dei servizi pittosto che in quello per la chiusura degli sprechi. Infatti il taglio di 2800 posti letto ha consentito la chiusura di piccoli ospedali di prossimità e più in generale il ridimensionamento del servizio offerto ai cittadini con una disparità che ha visto i cittadini di Roma meno colpiti rispetto al resto della regione dove sono stati effettuati la maggior parte dei tagli, generando una diversa titolarità di cittadinanza. Sebbene la scelta abbia ottenuto un ridimensionamento del debito bisogna rilevare che non è stata colpita la fonte principale degli sprechi che è rappresentata dalle convenzioni regionali con la sanità privata.
- Il lavoro. Sebbene in questi anni di crisi sarebbe stato necessario costruire progettualità ed innovazione per sostenere i tassi di occupazione e nello stesso tempo garantire reddito a chi non lavorava, il centrodestra appena insediatosi pensò bene di sbarazzarsi della legge sulla sperimentazione del reddito minimo garantito ottenuta dal Partito della Rifondazione Comunista con il centrosinistra al governo. Successivamente, di fronte alla crisi che prendeva corpo e si trasferiva dalla finanza all'economia reale la Polverini si accontentava di stare alla finestra rispetto alle crisi delle imprese, che ricordo hanno significato espulsione di forza lavoro e quindi distruzione di reddito di centinaia di lavoratori. Un minimo di intervento della regione Lazio nelle crisi delle azienda era visibile solo per quelle imprese in cui la forza dei lavoratori era tale da rompere il muro dell'informazione e diventare un problema pubblico.
- Tasse e imposte. In questi anni la Polverini ha imposto una tassazione Irpef (pagata in pieno solo quindi da chi ha i redditi certificati come lavoratori dipendenti e pensionati) ai massimi livelli, ha inserito i ticket per i disabili ha aumentato …
Quelli sopra enunciati sono solo alcuni
dei successi politici orgogliosamente rivendicati dalla Polverini
come buona azione della giunta regionale.
Per quanto riguarda la vicenda dei
mariuoli del PDL, che la signora Polverini oggi annuncia di mandare a
casa lei con le sue dimissioni, dovrebbe spiegare ai cittadini come
mai, ieri, alla richiesta di ulteriori fondi da distribuire ai
partiti firmava delibere di autorizzazione che portavano quei fondi
da circa 5 ad oltre 14 milioni di euro nello stesso tempo in cui
tagliava i posti negli ospedali e aumentava le tasse.
Bisognerebbe poi avere più pudore
nelle affermazioni, visto che se la presidentissima non si fosse
dimessa sarebbe stata mandata a casa dalle dimissioni dei consiglieri
di opposizione.
Che cosa accadrà adesso? Adesso la
presidente Polverini ha nelle sue mani la possibilità di convocare
le elezioni. Lo potrà fare nel più breve o nel più lungo tempo
possibile. Io credo che sceglierà il tempo più lungo, perchè il
tempo fa dimenticare il dolore anche agli innamorati figurarsi agli
elettori di oggi che sono piuttosto disattenti a controllare quel che
fanno i loro eletti. Basti pensare che quello che con i fondi
pubblici ha comprato una Smart, in cui si è accorto di non entrare,
comprandosi quindi un Suv era uno, con le sue 24.000 preferenze, tra
i più votati.
Vi è oggi un compito importante per i
cittadini che è quello di rifiutare la delega totale. Il Voto deve
tornare ad essere il momento iniziale e finale di un processo di
partecipazione e attenzione alle scelte che fanno i nostri
rappresentanti.
Concludendo, lo scandalo che ha fatto
cadere la giunta Polverini ha evidenziato due elementi:
- il risanamento della regione lo stanno facendo i lavoratori, i disoccupati ed i pensionati attraverso le tasse e la rinuncia obbligata ai servizi di cittadinanza.
- Quando il centrodestra viene scoperto a razzolare nel fango si giustifica dicendo che tutta la politica è sporca, “so' tutti uguali”.
Esiste una politica pulita? Io credo di
sì. E' quella che, attraverso la loro partecipazione, cerca di
affrontare i problemi di donne, giovani, lavoratori e pensionati come
collettività e non come clientes.
Marco Bizzoni
segreteria PRC della federazione
“Castelli”
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