La Riforma del Lavoro
Fornero
L’avevano paventata come una norma fondamentale per la crescita, invece ha portato solo recessione e perdita
di diritti acquisiti!
Non è passato neanche un’ anno, ma il “Governo dei Tecnici” ha già fatto ben capire da che parte sta! Dopo aver distrutto lo stato sociale con la Riforma delle pensioni, generando incertezza tra chi era prossimo all’età pensionabile, creando centinaia di migliaia di “Esodati” (termine venuto alla ribalta all’inizio del 2012, dopo che la riforma ha lasciato senza pensione e senza ammortizzatori sociali moltissimi lavoratori), non poteva mancare lo smembramento del diritto del lavoro.
La L. 92/2012 è entrata in vigore
il 18 luglio 2012 e sicuramente la parte più rilevante è senz’altro il raggiro
dell’ art. 18 della L. 300/1970 e cioè dello Statuto dei Lavoratori: prima le aziende con più di 15 dipendenti
per licenziare dovevano avere un motivo oggettivo e giustificato e se il
giudice lo riteneva illegittimo disponeva la reintegra immediata sul lavoro con
la corresponsione di tutte le mensilità dalla data della cessazione a quella
della reintegra; oggi invece se una datore di lavoro licenzia asserendo nella
lettera che il licenziamento è per motivi
economici, la reintegra non è più prevista, ma solo un’indennità economica
tra 12 e 24 mensilità, stabilita dal giudice.
Solo nel caso di licenziamenti
discriminatori o per manifesta infondatezza è prevista la reintegra, ma per quelli discriminatori
(pensiero politico, donne in gravidanza, gusti sessuali, credo religioso ecc.)
era già prevista in precedenza, mentre per i secondi non è dato sapere su quali
criteri si attesti la “manifesta infondatezza”.
Altro punto discutibile è quello
dei contratti a tempo determinato e di somministrazione di lavoro che dal
gennaio 2013 potranno essere acausali:
prima si poteva impugnare un contratto con causali aleatorie (ad esempio:
picchi di lavoro) e richiedere la reintegra del lavoratore; ora invece i
contratti senza la causale saranno all’ordine del giorno e genereranno solo più
precarietà e minori certezze sul futuro di tutti.
Volevano a tutti i costi questa
riforma del lavoro, all’inizio
asserivano anche che sarebbero diminuite le forme contrattuali precarie, invece
delle 40 e più tipologie è stato tolto solo il contratto di inserimento, che
alla fine del periodo stabilito portava alla stabilizzazione del lavoratore.
Infine gli ammortizzatori sociali
sono stati tutti o modificati, o sostituiti o addirittura eliminati: dal 2013
la CIGS (cassa integrazione straordinaria) sarà allargata a più comparti, ma
dal 2016 sarà ABOLITA; da gennaio
2013 l’ indennità di disoccupazione sarà sostituita dall’ ASPI (assicurazione
sociale per l’impiego) che aumenta di durata (12 mesi per chi ha meno di 55
anni e 18 mesi per chi ne ha più di 55), ma lascia stabili gli importi erogati;
l’indennità di disoccupazione a requisiti ridotti sarà sostituita dalla mini
–ASPI e per richiederla serviranno 13 settimane versate nell’anno precedente.
Insomma, dopo queste brevi
anticipazioni, consiglio a tutti gli interessati di informarsi o presso il loro
sindacato o presso il loro consulente del lavoro delle novità portate dalla
riforma, ma invito TUTTI a firmare ai
banchetti che da ottobre prossimo troverete in tutte le città, per indire un
referendum per la reintroduzione tout court dell’art. 18 e l’abolizione
dell’art. 8 della “manovra di ferragosto” che favorisce la contrattazione di
secondo livello (azienda – lavoratore) in barba al Contratto collettivo
nazionale!
Fabio Pesoli - Prc Lanuvio
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