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giovedì 11 ottobre 2012


La Riforma del Lavoro Fornero
L’avevano paventata come una norma fondamentale per la crescita,  invece ha portato solo recessione e perdita di diritti acquisiti!
  
La ministra all'inizio piangeva, adesso piangiamo NOI
Non è passato neanche un’ anno, ma il “Governo dei Tecnici” ha già fatto ben capire da che parte sta! Dopo aver distrutto lo stato sociale con la Riforma delle pensioni, generando incertezza tra chi era prossimo all’età pensionabile, creando centinaia di migliaia di “Esodati” (termine venuto alla ribalta all’inizio del 2012, dopo che la riforma ha lasciato senza pensione e senza ammortizzatori sociali moltissimi lavoratori), non poteva mancare lo smembramento del diritto del lavoro.
La L. 92/2012 è entrata in vigore il 18 luglio 2012 e sicuramente la parte più rilevante è senz’altro il raggiro dell’ art. 18 della L. 300/1970 e cioè dello Statuto dei Lavoratori: prima le aziende con più di 15 dipendenti per licenziare dovevano avere un motivo oggettivo e giustificato e se il giudice lo riteneva illegittimo disponeva la reintegra immediata sul lavoro con la corresponsione di tutte le mensilità dalla data della cessazione a quella della reintegra; oggi invece se una datore di lavoro licenzia asserendo nella lettera che il licenziamento è per motivi economici, la reintegra non è più prevista, ma solo un’indennità economica tra 12 e 24 mensilità, stabilita dal giudice.
Solo nel caso di licenziamenti discriminatori o per manifesta infondatezza è prevista  la reintegra, ma per quelli discriminatori (pensiero politico, donne in gravidanza, gusti sessuali, credo religioso ecc.) era già prevista in precedenza, mentre per i secondi non è dato sapere su quali criteri si attesti la “manifesta infondatezza”.
Altro punto discutibile è quello dei contratti a tempo determinato e di somministrazione di lavoro che dal gennaio 2013 potranno essere acausali: prima si poteva impugnare un contratto con causali aleatorie (ad esempio: picchi di lavoro) e richiedere la reintegra del lavoratore; ora invece i contratti senza la causale saranno all’ordine del giorno e genereranno solo più precarietà e minori certezze sul futuro di tutti.
Volevano a tutti i costi questa riforma del  lavoro, all’inizio asserivano anche che sarebbero diminuite le forme contrattuali precarie, invece delle 40 e più tipologie è stato tolto solo il contratto di inserimento, che alla fine del periodo stabilito portava alla stabilizzazione del lavoratore.
Infine gli ammortizzatori sociali sono stati tutti o modificati, o sostituiti o addirittura eliminati: dal 2013 la CIGS (cassa integrazione straordinaria) sarà allargata a più comparti, ma dal 2016 sarà ABOLITA; da gennaio 2013 l’ indennità di disoccupazione sarà sostituita dall’ ASPI (assicurazione sociale per l’impiego) che aumenta di durata (12 mesi per chi ha meno di 55 anni e 18 mesi per chi ne ha più di 55), ma lascia stabili gli importi erogati; l’indennità di disoccupazione a requisiti ridotti sarà sostituita dalla mini –ASPI e per richiederla serviranno 13 settimane versate nell’anno precedente.
Insomma, dopo queste brevi anticipazioni, consiglio a tutti gli interessati di informarsi o presso il loro sindacato o presso il loro consulente del lavoro delle novità portate dalla riforma, ma invito TUTTI a firmare ai banchetti che da ottobre prossimo troverete in tutte le città, per indire un referendum per la reintroduzione tout court dell’art. 18 e l’abolizione dell’art. 8 della “manovra di ferragosto” che favorisce la contrattazione di secondo livello (azienda – lavoratore) in barba al Contratto collettivo nazionale!

Fabio Pesoli - Prc Lanuvio




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